Secondo gli esperti la domanda complessiva di carbone ha raggiunto il record di 8,85 miliardi di tonnellate, lo 0,5% in più rispetto al 2024. E poi parliamo di rinnovabili…
La produzione e il consumo di carbone non accennano a diminuire. Nell’immaginario collettivo infantile, almeno per gli appartenenti alla generazione dei Boomers (i nati dal 1946 al 1964) il carbone era associato alla cenere che la Befana appena passata, la famosa vecchietta con le scarpe tutte rotte, viaggiando su una scopa, portava ai bambini cattivi. Aveva quindi una valenza negativa.
Tuttavia l’antropologia, sempre pronta a scavare nelle dinamiche culturali, ci ha spiegato che questo combustibile fossile simboleggiava l’antico rituale dei falò come rinnovamento stagionale. Solo in seguito, col Cristianesimo, si è trasformato in elemento di punizione per i bambini che, nel corso dell’anno, non si sono comportati bene. Ora questa sorta di castigo dovrebbe essere esteso agli adulti perché il consumo globale di carbone sta raggiungendo il suo punto più alto e chissà quando si deciderà di farlo calare.
A proposito di bambini anche loro, ormai, sanno che il carbone è usato per produrre elettricità e nell’industria, ma la sua combustione rilascia grandi quantità di CO2, contribuendo all’effetto serra. E’ stato da poco pubblicato il “Rapporto Coal 25”, un’analisi di mercato pubblicata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che offre previsioni sulla domanda, l’offerta e il commercio globale del carbone fino al 2030, mostrando una domanda che si stabilizza e diminuirà gradualmente, guidata dalla crescita in Asia ma contrastata dalla transizione energetica e dalla concorrenza di rinnovabili, gas e nucleare.
Secondo gli esperti la domanda complessiva di carbone ha raggiunto il record di 8,85 miliardi di tonnellate, lo 0,5% in più rispetto al 2024, soprattutto per l’eccessiva domanda della Cina. Inoltre le stime indicano nell’India il Paese dove il consumo crescerà maggiormente nel prossimo quinquennio. L’Unione Europea (UE) subirà una riduzione meno accentuata rispetto agli anni precedenti, a causa della siccità che si è diffusa con rapidità provocando impatti devastanti. Quest’aspetto ha causato una riduzione della produzione di energia elettrica. Negli USA, per la discutibile politica dell’amministrazione Trump sul versante ambientale, la domanda di carbone sta arrivando ad una crescita dell’8%.
E pensare che erano trascorsi 15 anni con un calo lento ma continuo! Ora, con un “coup de théâtre” degno di un grande prestigiatore, il presidente Trump ha deciso di fornire misure di sostegno alle aziende del settore, le più inquinanti che esistano al mondo. Forse l’aver annusato l’odore dei soldi, per cui gli imprenditori hanno un fiuto particolare, ha provocato questa decisione, visto che Trump è stato un noto imprenditore del settore immobiliare, spettacolo e brokeraggio. E pur di realizzare profitti con facilità, l’ambiente può anche aspettare! Tuttavia secondo gli acuti analisti del report, il percorso della riconversione ecologica è tracciato e non si potrà desistere

Gli aiuti del governo statunitense potranno solo rallentare la situazione, visti i cali frequenti di prezzi e margini di profitto. Dunque solo una seria politica a favore dell’energie rinnovabili, potrà salvarci dal precipizio. Si tratta di fonti energetiche pulite e virtualmente inesauribili, come sole, vento, acqua, calore della terra e biomasse, che si rigenerano continuamente e hanno un impatto ambientale molto più basso rispetto ai combustibili fossili, non emettendo CO2 e riducendo l’inquinamento. Le principali includono solare, eolica, idroelettrica, geotermica, da biomasse ed energia marina (onde, maree).
Nel 2015 fu firmato l’Accordo di Parigi, un trattato internazionale vincolante, per limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, puntando a 1,5°C, attraverso impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra e la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. È stato il primo accordo globale che richiede a tutte le nazioni di presentare piani climatici e di aggiornarli con ambizioni crescenti, segnando un passo cruciale nella lotta globale contro i cambiamenti climatici.
Nonostante tutto sono trascorsi 10 anni e si discute, ancora, di carbone, petrolio e gas!