In quattro mesi quasi tremila controlli con il metal detector in 276 scuole. Valditara: “Il 70% dei giovani è favorevole”.
Roma – Scimitarre affilate, machete, tirapugni, sfollagente e persino pistole ad aria compressa. Non è il bottino di un blitz in un covo criminale, ma l’inquietante arsenale strappato in appena quattro mesi dagli zaini e dalle tasche dei ragazzi delle scuole italiane. A snocciolare le cifre, da vero bollettino di guerra, è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che rivendica con orgoglio i risultati della stretta sulla sicurezza scattata all’inizio dell’anno tra i banchi di tutto il Paese.
Le parole del ministro arrivano a poche ore da un episodio che ha gelato il sangue dell’intera comunità scolastica. A Roma, all’istituto Giovanni Verga, uno studente di appena 13 anni ha accoltellato la sua professoressa, la 66enne Isabella Marsilio, riprendendo l’aggressione in diretta su Telegram. Un gesto premeditato con lucidità agghiacciante: i coltelli erano stati acquistati online con le carte di credito della madre, come hanno ricostruito i carabinieri dopo la perquisizione informatica del telefonino del ragazzo.
È in questo clima incandescente che Valditara ha voluto mettere nero su bianco i frutti della cosiddetta circolare Piantedosi-Valditara, zittendo chi ne aveva denunciato la mancata attuazione. “Da febbraio a maggio 2026 sono stati effettuati 2.828 interventi che hanno riguardato 276 scuole su tutto il territorio nazionale, con il sequestro di alcune decine di armi atte a offendere”, ha dichiarato il ministro. Quasi tremila controlli, spesso a sorpresa, resi possibili dai metal detector portatili che i presidi possono richiedere alle forze dell’ordine negli istituti più a rischio.
Non è mancata la consueta stoccata alle opposizioni, che avevano bollato il provvedimento come repressivo. “Ora che si scopre che il 70% dei giovani è favorevole a controlli di questo tipo”, ha attaccato Valditara, “si chieda piuttosto a quelle forze politiche che hanno contestato la misura che cosa non si dovrebbe reprimere: il diritto di portare coltelli a scuola?”.
A dargli man forte è proprio la voce degli studenti. Secondo un sondaggio di Skuola.net, sette ragazzi su dieci sostengono la direttiva: il 28% si dichiara molto favorevole, il 40% la considera un deterrente valido nei contesti più delicati. Ma i giovani chiedono soprattutto prevenzione: il 47% vorrebbe corsi obbligatori di educazione affettiva, gestione della rabbia e legalità, il 25% uno sportello psicologico permanente in ogni scuola. Perché, per loro, la linea dura resta una risposta d’emergenza, non la cura.
Sullo sfondo, l’ombra lunga della spettacolarizzazione digitale: un’aggressione su tre viene filmata, e nel 58% dei casi il video finisce sui social. A volte, denunciano gli stessi studenti, la violenza viene addirittura organizzata a tavolino, con l’unico scopo di essere ripresa e condivisa. Il ritratto amaro di una generazione che chiede aiuto mentre trasforma la propria paura in un contenuto da postare.