Mazzetta da 5.500 euro nascosta nello zaino: arrestato il re della Motorizzazione

Angelo Pizzuto, volto storico della burocrazia siciliana, è finito ai domiciliari con Ignazio Pepati. Il denaro contante in cambio di una corsia preferenziale per le patenti.

Palermo – C’è una busta con dentro 5.500 euro in contanti, nascosta in fondo a uno zaino, a raccontare l’ultima e amara pagina della Motorizzazione civile di Palermo. È lì, durante una perquisizione in un immobile a lui riconducibile, che gli agenti della polizia stradale hanno trovato il denaro che oggi inchioda Angelo Pizzuto, il direttore dell’ufficio, uno dei volti più noti e più riciclati della burocrazia regionale, finito in manette con l’accusa di corruzione.

Il blitz è scattato nella serata di ieri, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Palermo. Con Pizzuto è stato arrestato anche Ignazio Pepati, 56 anni, l’uomo che gli avrebbe materialmente consegnato la busta. Per entrambi sono scattati i domiciliari, in attesa dell’interrogatorio di garanzia: sarà il Gip a decidere se convalidare l’arresto in flagranza.

A far luce sul movente è proprio la figura di Pepati: contabile dal 2023 in una società in house dell’Aci Palermo e con un passato da istruttore di scuola guida. Secondo gli inquirenti, la mazzetta sarebbe servita a garantire ad alcuni suoi clienti una corsia preferenziale per il rilascio della patente. Un sistema di favori che, se confermato, riporta i riflettori su un ufficio già finito più volte al centro di scandali e inchieste.

Pizzuto, del resto, è un nome che la burocrazia siciliana conosce a memoria. È stato presidente del parco delle Madonie, poi capo di gabinetto dell’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò, quindi presidente dell’Aci Palermo. Solo dal primo gennaio era approdato alla guida della Motorizzazione. Un altro guaio giudiziario lo aveva già sfiorato nel 2011, quando fu coinvolto in un’inchiesta su una presunta truffa legata a una missione in Canada: condannato a un anno in primo grado, venne poi assolto in appello.

Il diretto interessato respinge ogni addebito. Attraverso i suoi legali, gli avvocati Roberto Tricoli e Massimiliano Miceli, Pizzuto ha annunciato le dimissioni dall’incarico “per non intralciare il lavoro dell’ufficio e le indagini”, dichiarandosi al tempo stesso “fermamente convinto” di poter dimostrare la propria correttezza e di essere in grado di spiegare l’origine dei soldi trovati nello zaino.

La vicenda ha già acceso lo scontro politico. Pd e Movimento 5 Stelle puntano il dito contro il governo regionale: per il segretario dem Anthony Barbagallo “in Sicilia c’è una gigantesca questione morale che solo il governo Schifani non riesce a vedere”, mentre il coordinatore M5S Nuccio Di Paola parla di scandali diventati ormai “quasi la normalità”. E sui social monta l’indignazione dei cittadini, che tra il sarcasmo e la rabbia sintetizzano tutto in una frase: “I soliti noti, acciuffati con le dita nella marmellata”.