La Corte dei Conti ha stabilito il doppio della somma intascata dal magistrato. Definitiva la condanna a 7 anni.
Bari – I giudici contabili della Puglia, con il collegio presieduto da Daddabbo insieme a Grasso e Costa, hanno stabilito che Giuseppe De Benedictis, ex Gip del tribunale di Bari, dovrà versare 61mila euro al Ministero della Giustizia. La cifra corrisponde al doppio di quanto l’ex magistrato avrebbe ottenuto illecitamente in cambio di decisioni favorevoli su alcune misure cautelari. A promuovere l’azione era stata in primavera la Procura contabile guidata da Carmela de Gennaro, secondo cui la vicenda giudiziaria che ha coinvolto De Benedictis avrebbe arrecato un danno concreto alla reputazione del dicastero.
Tutto nasce da un’inchiesta penale che nella primavera 2021 portò all’arresto di De Benedictis insieme al legale Giancarlo Chiariello, accusati di uno scambio corruttivo per orientare l’esito di alcuni procedimenti a vantaggio della clientela dell’avvocato. Nel 2025 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a sette anni per corruzione in atti giudiziari, pena già rideterminata in secondo grado rispetto alla sentenza di primo grado più severa, per un giro di tangenti quantificato in circa 30.500 euro. Sul fronte penale, l’ex giudice ha inoltre incassato un’ulteriore pesante condanna legata al possesso illegale di un ingente quantitativo di armi da guerra, episodio che potrebbe generare un secondo filone di responsabilità contabile ancora da definire.

Davanti alla Corte dei conti, i legali di De Benedictis hanno provato a ottenere una riduzione dell’importo richiesto, ricordando come il loro assistito avesse scelto di collaborare con i Pm leccesi, arrivando a confessare integralmente le proprie responsabilità in un memoriale depositato agli atti. La difesa ha inoltre insistito sulle difficoltà economiche e sul quadro clinico dell’ex magistrato. Nel corso del procedimento penale a Lecce era già emerso un tentativo di riparazione economica, con il deposito di titoli di credito per 30mila euro destinati al Ministero come forma di risarcimento spontaneo, cifra che però il tribunale aveva giudicato insufficiente e di conseguenza non aveva accettato.
Le sue condizioni di salute, giudicate incompatibili con il carcere, gli permettono oggi di scontare la pena agli arresti domiciliari: proprio per questo motivo ha avviato le pratiche per ottenere un assegno di invalidità con indennità di accompagnamento e ha affidato la propria tutela legale al figlio.