Gli studi non hanno rilevato effetti negativi sul dimagrimento e sulla fame. In alcuni casi è emersa una perdita di peso superiore.
I ricercatori dell’Università di Lubiana, della Wageningen University & Research e dell’Università di Leeds hanno condotto una nuova ricerca sui dolcificanti e sul loro utilizzo in sostituzione dello zucchero.
Lo studio ha evidenziato che tale sostituzione non compromette la perdita di peso o la salute cardiometabolica. La ricerca si è concentrata su tre progetti: Sweet, Switch e Sweet Tooth.
Nell’ambito del progetto Sweet sono stati condotti due studi con 53 partecipanti ciascuno. Il primo ha coinvolto persone con problemi legati al sovrappeso e all’obesità, per verificare se i biscotti contenenti dolcificanti ipocalorici potessero influenzare il senso della fame, i desideri alimentari e il metabolismo. Il secondo studio ha messo a confronto bevande dolcificate a basso contenuto calorico con quelle tradizionali zuccherate, per verificarne l’impatto sulla glicemia, sull’appetito e sull’apporto calorico complessivo.
Sempre nell’ambito dello Sweet, uno studio sul mantenimento del peso ha interessato 341 partecipanti per verificare se i dolcificanti potessero aiutare a mantenere i risultati ottenuti dopo il dimagrimento. Le persone che li hanno consumati hanno registrato una perdita di peso leggermente maggiore nell’arco di 12 mesi rispetto a chi ha deciso di eliminarli del tutto dal proprio regime alimentare. Questi ultimi, nel tempo, hanno sviluppato anche una preferenza ancor più marcata per i cibi dolci.
Il gruppo Switch ha riguardato 493 persone. Il confronto si è concentrato sul consumo di bevande dolcificate ipocaloriche e su quello dell’acqua, nell’ambito dei programmi dietetici per la perdita di peso, sempre in un periodo di 12 mesi. Chi ha consumato queste bevande ha registrato una perdita di peso maggiore rispetto a chi ha bevuto solo acqua.
Sweet Tooth ha coinvolto 180 persone per valutare se la differenza nei livelli di dolcezza della dieta potesse modificare il desiderio e la scelta alimentare, tenendo conto anche della perdita di peso e verificando i marcatori di salute nel tempo. La variazione ha avuto un impatto minimo sulla composizione corporea. Nel complesso, i dolcificanti non sono stati responsabili di voglie più intense e non hanno causato un maggior senso di fame.
Graham Finlayson, psicologo dell’Università di Leeds, citato da Dissapore.it, ha commentato i risultati degli studi a Newsweek. Finlayson ha sottolineato come questi possano differire rispetto a quelli degli anni precedenti, soprattutto per quanto riguarda l’associazione tra dolcificanti artificiali e problemi cardiaci:
“Una spiegazione verosimile è che mantenere la dolcezza e al tempo stesso ridurre zucchero e calorie rende una dieta per il controllo del peso più appagante e più facile da seguire nel tempo. Le analisi in corso dello studio Switch – continua Finlayson – dovrebbero permetterci di verificare questa spiegazione in modo molto più diretto“.
Negli anni passati, inoltre, gli studi hanno collegato i dolcificanti utilizzati in sostituzione dello zucchero a rischi molto elevati per la salute della persona e ad alterazioni del microbiota intestinale. Finlayson su questo aspetto ha spiegato quanto segue:
“Gli studi osservazionali hanno tendenzialmente riscontrato che le persone che consumano più dolcificanti ipocalorici presentano anche tassi più elevati di malattie cardiovascolari, obesità o diabete – ha così concluso Graham Finlayson -. Tuttavia, gli studi controllati randomizzati (come Switch, Sweet e Sweet Tooth), in cui si determina in modo casuale chi consuma dolcificanti e cosa questi vanno a sostituire nella dieta, in genere non mostrano lo stesso schema“.