La nuova stagione 2026 conferma l’allarme: già bruciati chilometri di territorio, Toscana e Calabria in testa nella classifica nazionale incendi.
Roma – Nel 2025 in Italia il fuoco ha percorso 965 km² di territorio, l’equivalente della provincia di Pistoia. Ispra certifica il quasi raddoppio rispetto al 2024. Sicilia, Calabria e Campania pesano per il 71% delle superfici forestali bruciate. La stagione 2026 brucia già: dal 1° gennaio al 9 giugno il fuoco ha percorso circa 60 km², la Toscana prima regione colpita per superficie forestale con il 28%, davanti alla Calabria al 23%. Mentre le Regioni stanziano fondi per l’emergenza in vista della stagione estiva, l’Associazione Energia da Biomasse Solide lancia l’allarme: “I boschi abbandonati sono polveriere. La manutenzione forestale e il prelievo degli scarti riducono il carico termico a terra”. Il Presidente Ebs, Bigai: “Noi anello di congiunzione tra cura del territorio e transizione energetica, per una soluzione davvero efficace allemergenza incendi”.
22 giugno 2026 – Alla vigilia della stagione estiva più calda e con le Regioni impegnate ad aggiornare i propri Piani Antincendio Boschivo (AIB), l’Associazione Ebs (Energia da biomasse solide) richiama l’attenzione nazionale sull’unico vero pilastro strutturale della prevenzione: la gestione forestale sostenibile e la pulizia attiva dei boschi.
I dati ufficiali Ispra sull’andamento degli incendi nel 2025 tracciano un quadro drammatico: tra l’1 gennaio e il 15 settembre dello scorso anno, in Italia si sono registrati circa 1.600 grandi incendi boschivi, capaci di mandare in fumo 965 km² di territorio. Il monitoraggio definitivo diffuso da Ispra il 16 giugno 2026 certifica il quasi raddoppio rispetto al 2024 e colloca la stagione tra le più critiche degli ultimi vent’anni. Il fuoco ha colpito soprattutto la macchia mediterranea e gli ecosistemi forestali di Sicilia, Calabria e Campania, regioni che da sole pesano per il 71% delle superfici forestali percorse. Oltre il 30% della superficie totale bruciata ricade in aree protette, dove si concentra il 38% degli ecosistemi forestali andati in fumo, siti della Rete Natura 2000 compresi.
La nuova stagione conferma l’allarme. Dal 1° gennaio al 9 giugno 2026 il fuoco ha già percorso circa 60 km², quasi 20 dei quali di copertura forestale. La Toscana guida la classifica con il 28% delle aree forestali colpite, davanti alla Calabria con il 23%. Il presidente Ispra, Maria Alessandra Gallone, invoca “una grande alleanza tra Stato, Regioni, enti locali, comunità scientifica, protezione civile, mondo agricolo e cittadini”. La gestione forestale attiva è il tassello che Ebs ritiene centrale.
Di fronte a questa emergenza ciclica, Ebs sottolinea che la corsa ai ripari e i pur necessari stanziamenti d’urgenza, come i milioni di euro messi in campo quest’anno da Emilia-Romagna, Marche, Toscana o Sicilia per potenziare autobotti, droni e guardie forestali, agiscono sul sintomo e non sulla causa. La causa principale risiede nell’abbandono colturale delle aree interne e forestali. La biomassa secca non raccolta, la ramaglia residua e la densità incontrollata del sottobosco si trasformano, con le ondate di calore, in un micidiale acceleratore di combustione.
Una seconda pratica alimenta il rischio: l’abbruciamento degli scarti agricoli in campo aperto. Potature e ramaglie date alle fiamme ai margini dei terreni sono insieme fonte di innesco e spreco di una risorsa. La filiera delle biomasse solide intercetta quel materiale e lo converte in energia rinnovabile e programmabile. Lo stesso residuo che oggi diventa fumo e scintilla domani alimenta la rete elettrica.
Una visione, questa, emersa con forza anche a livello comunitario in occasione della prima proiezione al Parlamento Europeo del documentario “Fuel the solution, not the fire” (“Alimenta la soluzione, non il fuoco”), iniziativa promossa da Bioenergy Europe. L’evento ha ribadito come il contrasto ai maxi-incendi, specialmente nell’area del Mediterraneo, non possa limitarsi alla sola risposta emergenziale delle flotte aeree e della Protezione Civile. Attraverso l’analisi di casi virtuosi in Toscana, Attica e Catalogna, il documentario ha dimostrato che la rimozione del materiale combustibile pericoloso, l’utilizzo della biomassa residua e il coinvolgimento delle comunità locali riducono drasticamente i rischi, aumentando la resilienza dei territori e salvaguardando le comunità rurali.
Il Presidente di Ebs, Andrea Bigai, dice: “Il comparto industriale delle biomasse solide rappresenta l’anello finale di una filiera virtuosa di cura del patrimonio boschivo. La nostra filiera è in grado di trasformare in risorsa energetica ciò che per il bosco è un pericolo: i residui delle potature, gli scarti delle pulizie forestali e il legno degradato. E di convertire i costi di manutenzione a carico degli enti pubblici in valore economico e occupazione per i contesti rurali e montani, nel pieno rispetto del principio europeo dell’uso a cascata. Inoltre, la nostra programmabilità è una condizione preziosa per la transizione ecologica: offriamo energia rinnovabile con continuità, senza il vincolo delle condizioni atmosferiche, integrando le altre fonti per garantire stabilità alla rete elettrica nazionale”.
Ebs, che riunisce operatori industriali con 20 impianti pari a circa 330 MW installati, lancia quindi un appello alle istituzioni centrali e regionali affinché la valorizzazione energetica delle biomasse locali venga integrata stabilmente all’interno delle strategie nazionali di contrasto ai roghi. Solo la transizione da una logica di “gestione dell’emergenza” a una logica di “gestione produttiva e protettiva del territorio” consentirà di salvare il patrimonio boschivo italiano prima che sia troppo tardi.
L’Associazione EBS raggruppa i principali produttori industriali di energia elettrica rinnovabile da biomasse solide, con 20 impianti di potenza superiore a 5 MWe collocati su tutto il territorio nazionale. In Italia Ebs rappresenta la maggioranza della produzione elettrica da biomasse solide, con 2.500 GWh annui, che derivano quasi totalmente da risorse di provenienza nazionale. Lenergia rinnovabile viene immessa nella rete nazionale concorrendo, anche in virtù della programmabilità, alla stabilità del sistema. L’indotto diretto e indiretto del settore supera i 5 mila lavoratori che operano nei comparti agricolo, metalmeccanico, elettrico e della logistica.