L’esame sul corpo della 45enne conferma la caduta fatale dall’A1. E dalle carte emerge un agguato preparato nei minimi dettagli.
Firenze – Ci sono verità che fanno più male della morte stessa. Lorena Isceri, 45 anni, era ancora viva e cosciente quando il suo corpo è stato scaraventato nel vuoto dal viadotto dell’autostrada A1, tra Calenzano e Barberino di Mugello. È il verdetto agghiacciante che filtra dall’autopsia eseguita all’ospedale di Careggi, l’esame che restituisce alla ferocia di quel 3 settembre il suo volto più crudele: la donna non è stata uccisa prima, ma ha conosciuto l’ultimo, interminabile istante di terrore mentre precipitava per decine di metri.
A firmare la relazione definitiva sarà il medico legale Beatrice Defraia, nominata dal sostituto procuratore Antonio Natale: il responso, blindato dal segreto istruttorio, arriverà solo fra 90 giorni. Ma già l’esame esterno e la Tac sulla salma parlano chiaro. A spegnere per sempre Lorena è stata la caduta. Sul corpo dell’ex compagno sono in corso anche gli esami tossicologici, per accertare l’eventuale assunzione di sostanze.
Dietro quel volo nel vuoto non c’è un raptus improvviso, ma un piano studiato a freddo. Lo raccontano gli oggetti trovati nell’auto di Federico Vella, 36 anni: fascette, forbici, un martello, un lenzuolo e del nastro adesivo, acquistati la mattina stessa del delitto. Con quel nastro l’uomo aveva persino manomesso la fotocellula del garage di via Panciatichi, per tendere indisturbato l’agguato. E c’è di più: alcuni vicini lo avrebbero visto aggirarsi sotto casa della vittima già il 24 o 25 agosto. Per gli inquirenti è premeditazione.
La ricostruzione degli ultimi istanti di Lorena è un pugno allo stomaco. Aggredita e legata nel bagagliaio del suo Suv, la 45enne era riuscita a raggiungere il cellulare e a comporre il 112: venti minuti al telefono con la polizia, ferita e disorientata, nel disperato tentativo di farsi localizzare. Quando l’auto si è fermata e il portellone si è aperto, ha perfino provato a placare la furia dell’uomo: “Federico ti amo ancora, dai riproviamoci”. Ma lui ha richiuso il bagagliaio ed è ripartito verso il cavalcavia. Prima di gettarsi a sua volta nel vuoto, ha inviato un ultimo, gelido messaggio alla madre di lei: “È finita, tua figlia è morta”.
Lorena, originaria di Squinzano (Lecce) e dirigente in un’azienda del farmaceutico veterinario, aveva conosciuto Vella in palestra a Firenze. Una storia finita ad agosto, dopo la scoperta di alcuni tradimenti. Lei aveva paura, la famiglia e le amiche la supplicavano di denunciarlo, ma non se l’era sentita: “Non voleva danneggiarlo”, ha raccontato la madre.
Ora Firenze piange Lorena: oltre mille persone si sono strette sotto casa sua, in via Panciatichi, nel presidio promosso dalla sindaca Sara Funaro. E il padre, Franco Isceri, ha trasformato il suo dolore in un appello alla politica, raccolto anche da Meloni e Schlein: “Mi auguro che mia figlia sia l’ultima vittima. La prima cosa da fare è denunciare”.