Via libera alla caccia ai cuccioli di capriolo e agli ibis sacri: è rivolta

La decisione della Regione Toscana ha scatenato la rivolta di ambientalisti e animalisti. Brambilla: “Una strage crudele”.

Toscana – Si potrà sparare ai cuccioli non ancora svezzati e agli ibis sacri in tutta la regione, per l’intera stagione. È la scelta della Regione Toscana che ha scatenato la rivolta di ambientalisti e animalisti. Due misure di gestione faunistico-venatoria – il via libera alla caccia dell’ibis sacro e il piano di prelievo che include femmine e piccoli di capriolo – hanno acceso una polemica furiosa, tra chi denuncia uno “sterminio indiscriminato” e chi ricorda che perfino l’Ispra aveva dato parere contrario.

Sul fronte dei volatili, il provvedimento consente di abbattere l’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) su tutto il territorio regionale, per tutta la stagione, senza limiti di carniere. La motivazione ufficiale è il contenimento di una specie alloctona, accusata di predare uova e pulcini degli uccelli autoctoni e di minacciare così la biodiversità. Ma per il Wwf il rimedio rischia di essere peggiore del male. «Aprendo la caccia all’ibis sacro si crea un grosso danno per tante altre specie come l’airone e l’ibis eremita», avverte Guido Scoccianti, delegato regionale dell’associazione.

Il pericolo, spiega il Wwf, non riguarda solo gli abbattimenti diretti: gli spari e la presenza dei cacciatori disturberebbero anche gli altri uccelli delle stesse zone umide. Il timore più grande è per l’ibis eremita (Geronticus eremita), specie originaria della fauna europea al centro di un delicato progetto internazionale di reintroduzione. “Il rischio è di vanificare il lavoro svolto fin qui, visto che frequentano le stesse zone e tanti cacciatori potrebbero scambiarli”, sottolinea Scoccianti, che ricorda come la Regione abbia ignorato il parere contrario dell’Ispra.

Ancora più aspra la battaglia sul capriolo. Dal 15 agosto al 30 settembre è attivo il piano di prelievo approvato dalla Regione a maggio, nell’ambito della cosiddetta caccia di selezione. A far esplodere le proteste è la possibilità di uccidere femmine e piccoli. “Si tratta di un vero e proprio sterminio indiscriminato, perché in questo periodo i cuccioli non sono svezzati: uccidere la madre significa uccidere anche i neonati”, tuona Michela Vittoria Brambilla, presidente della Leidaa, la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

Brambilla porta un dato che, a suo dire, rende la misura ancora più insensata: in sette anni la popolazione di caprioli in Toscana si sarebbe ridotta di un quarto, con una densità crollata del 40 per cento. “Nei nostri centri di recupero salviamo tantissimi piccoli orfani”, aggiunge. E chiude senza sconti: “È una strage crudele», «un altro regalo alle lobby dei cacciatori da parte della Regione Toscana”.