Non si tratta del solito patema d’animo prima degli esami, piuttosto di un logoramento estenuante fisico e mentale per raggiungere l’infallibilità.
Una strana epidemia si sta diffondendo tra gli studenti universitari: il perfezionismo. Chissà poi perché si tende alla perfezione quando, finanche, la saggezza popolare ci ha tramandato il celebre motto “La perfezione non è di questo mondo” per persuaderci della fallacità dell’essere umano, per natura incline all’errore, e anelarla spasmodicamente è irrealistico.
Eppure tra gli studenti universitari pare sia diventata una sorta di tormento maniacale. Chi studia dovrebbe avere più strumenti interpretativi e rigorosi per comprendere che si tratta di un desiderio appartenente al mondo dell’iperuranio ma non a questa terra. Ed invece, secondo la London School of Economics, una delle università più prestigiose al mondo specializzata esclusivamente nelle scienze sociali, questo strano morbo si sta diffondendo proprio tra gli studenti.
Non si tratta del solito patema d’animo che assale e stringe alla gola qualunque studente prima di un esame importante. Qui ci si trova di fronte a un processo sistematico, lento ma continuo. Un logoramento estenuante sia dal punto vista fisico che mentale per raggiungere il traguardo dell’infallibilità, dell’assenza di errori. La ricerca, molto ponderosa e analitica, ha riguardato 40 mila studenti in 35 anni tra Regno Unito, Canada e USA.
Questa peculiarità ha trovato terreno fertile dagli anni 2000 in avanti e non mostra segnali di cedimento, tutt’altro. Secondo gli studiosi non è solo aspirazione smodata ma cela una seria difficoltà degli studenti così esigenti verso loro stessi, perché sicuri che tutto il contesto lo sia altrettanto. Inoltre come tutto ciò che a che fare coi fenomeni sociali, esistono vari strumenti espressivi del perfezionismo.
Si è creato una sorta di vortice che non lascia tregua, ossia raggiungere qualsiasi obiettivo e giudicarsi con inflessibilità. Questo accade perché ci sente come a teatro, dove il pubblico osserva per valutare gli attori, che saranno sempre incontentabili fino al raggiungimento dell’agognata meta. Numericamente pare che questa forma sia aumentata del 33%.

Così com’è cresciuto il vezzo di rivedere ciò che è stato fatto in precedenza, con l’atroce dubbio se il lavoro sia stato accurato oppure no. Quasi una forma strisciante di coazione a ripetere, che può innescare un meccanismo ossessivo-compulsivo. Nel primo caso i pensieri intrusivi sono sempre quelli di ricontrollare, nel secondo l’azione viene messa in atto per ridurre l’ansia, in realtà l’alimenta, in un circolo vizioso senza vie d’uscita.
Per trovare le cause del fenomeno sono stati confrontati i dati economici con quelli psicologici nel periodo in esame. E’ stato visto che esiste una correlazione inversamente proporzionale tra disuguaglianze economiche e perfezionismo. Dove più le prime sono marcate, cresce il secondo nelle forme più estreme. Gli studenti si sentono in competizione tra loro e il perfezionismo è utilizzato per sentirsi accettati socialmente e come forma di riscatto sociale.
La pandemia ha inasprito questo aspetto. Ha trovato conferma, inoltre, l’ipotesi di partenza sul legame tra il perfezionismo, l’ansia e la depressione. Più si tende ad esso, maggiori sono i rischi di prendere la china del disagio psichico.
Il morbo del perfezionismo è diventato talmente pervasivo da essere un fenomeno di salute pubblica, secondo i ricercatori. Per arginarlo l’unico rimedio efficace è affrontarlo per comprendere i motivi per cui l‘asticella della competizione socioeconomica si è alzata così tanto da essere irraggiungibile.
Vale davvero la pena investire tante risorse mentali e intellettuali in un gioco che rischia di trasformarsi in giogo?