Tania strangolata dall’ex, boom di denunce in Veneto

A Venezia 1.600 fascicoli di Codice rosso in sei mesi, con un incremento del 40 per cento: “Non lasciatele sole”.

Venezia – Le mani strette intorno al collo, un’altra volta, fino a farla morire. Tania Terrin, 39 anni, è stata trovata senza vita il 16 agosto sul divano di casa sua a Camponogara, in provincia di Venezia, con addosso il vestito rosso che amava, forse pronta per uscire, senza un graffio né un livido visibile. A stringere quelle mani, secondo gli inquirenti, l’ex compagno Dino Keber, 43 anni, impiccatosi in casa a Sambruson di Dolo lo stesso giorno. E ora l’autopsia mette nero su bianco l’orrore che si nascondeva dietro un corpo apparentemente intatto: la donna è stata strangolata.

L’esame autoptico, eseguito dal medico legale Claudio Terranova insieme all’anatomopatologo nominato dalla famiglia, ha rivelato la rottura dell’osso ioide, il piccolo osso del collo che si spezza quando si viene strangolati. A confermare la morte per asfissia anche le tracce di sangue nella sclera degli occhi, visibili al momento del ritrovamento ma già scomparse giorni dopo. Il referto completo arriverà entro un mese: gli investigatori vogliono capire se ci sia stata lotta, se Tania sia stata sedata prima dell’aggressione, se Keber – paziente psichiatrico che seguiva le cure in modo discontinuo – avesse assunto alcol o altre sostanze.

Tania Terrin

Ma il caso di Tania ha riacceso i riflettori su una ferita più profonda. Perché quest’uomo era già stato denunciato da altre tre donne in oltre vent’anni. La prima querela risale al 2002: la vittima aveva appena 16 anni, finì in ospedale con 25 giorni di prognosi. “Mi definiscono miracolata ed è vero”, ha raccontato. “Se non avessi ritirato quella denuncia, magari lei sarebbe ancora viva”. Poi il 2010, una 26enne, dieci giorni di prognosi. Poi il 2024, la fidanzata precedente a Tania. Tutte hanno ritirato la querela. L’unica a non rinunciare è stata proprio Tania, che ad aprile aveva denunciato l’ex dopo essere stata quasi soffocata: al questore era bastato un ammonimento, senza misure più dure.

C’è un dettaglio che pesa come un macigno: il primo fascicolo, quello del 2002, era finito sul tavolo di un giovane sostituto procuratore a Venezia. Si chiamava Carlo Nordio, oggi ministro della Giustizia. Sull’ipotesi di inviare ispettori in Procura il ministero ha frenato: il caso “è oggetto di valutazione, ma nessuna iniziativa è stata intrapresa”.

Intanto le denunce non si fermano. Solo nel week-end di Ferragosto la procura veneziana ha registrato 24 Codici rossi, e in sei mesi i fascicoli aperti sono stati quasi 1.600, con un incremento del 40 per cento. Uno stillicidio quotidiano di lesioni, botte, insulti. Resta il grido della madre di Tania, Marinella Forner: “Le donne continuano a morire, fate qualcosa, non è giusto che le vittime si debbano nascondere”.