E non si tratta certo di abituarsi al “clima caraibico” come dice il vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa. Qui si tratta che a breve la situazione sfuggirà di mano…
Oceani bollenti. E’ un caldo asfissiante, insopportabile, non solo nelle città dove l’asfalto rovente produce la tanto ostile “isola di calore”. Si tratta di quel fenomeno meteorologico che determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane rispetto alle zone periferiche e rurali circostanti.
Le città, con le loro superfici prevalentemente impermeabili, trattengono il calore solare per lunghi periodi, restituendolo lentamente, anche nelle ore notturne. Il risultato è uno squilibrio termico che si traduce in temperature più elevate, consumi energetici crescenti e ricadute dirette sulla salute della popolazione.
Ma la temperatura è surriscaldata anche negli oceani, come confermato da Copernicus, il sistema europeo di osservazione e monitoraggio della Terra, che si occupa delle seguenti aree: territorio; ambiente marino; atmosfera; cambiamenti climatici; gestione delle emergenze. Il caldo estremo sembra avere una predilezione per l’Europa, tant’è che è il continente che si scalda con molta celerità.
Il problema è che manca qualunque tipo di strategia per affrontare il fenomeno. Infatti Spagna, Francia, Germania e Italia hanno subìto gli effetti più gravi con i morti per il caldo già nel mese di giugno. Il quadro climatico, secondo gli studiosi, è agghiacciante, con la temperatura media di tutti gli oceani mai stata così alta, 20,96° C. Non sono dati che sorprendono più di tanto a causa di El Niño, un fenomeno climatico naturale ciclico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale.
Ciò comporta a livello globale un aumento del rischio di ondate di caldo record, siccità e precipitazioni estreme. Questo fenomeno legato al riscaldamento globale ha generato le temperature bollenti di questi giorni. In questo contesto le acque invece di attenuare il caldo torrido, l’hanno alimentato allungando il periodo di calura.
Gli eventi più estremi si sono realizzati nelle aree di mare aperto della costa meridionale francese e nei mari Ligure e Tirreno, lungo il profilo litoraneo occidentale italiano. Ma le temperature sono “impazzite” anche nel Mar Baltico e nel Mare del Nord meridionale, a dimostrazione che nulla resiste alla furia devastatrice del cambiamento climatico.

Eppure il mare dovrebbe essere trattato alla stregua di un tesoro prezioso. Svolge, infatti, diverse funzioni: è il luogo di una complessa fauna e flora; elargisce cibo sia agli animali che alle persone; equilibra il clima globale grazie all’elevata capacità termica dell’acqua, che permette agli oceani di assorbire e immagazzinare enormi quantità di calore solare. I danni provocati dall’attività antropica sono tanti, tra cui la pesca che eccede oltre il lecito, le trivellazioni che creano sconquassi all’ambiente marino e i rifiuti di plastica, circa 8 milioni di tonnellate che finiscono negli oceani.
La plastica si accumula nei fondali marini e si frammenta in microplastiche, entrando nella catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti. Il riscaldamento globale è deleterio, quindi, sia per la salute umana che per l’ambiente. E non si tratta di abituarsi al cambiamento climatico e a un “clima caraibico“, come ha candidamente affermato la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, forse colpito da un…colpo di calore, aggiungendo che “non vuol dire che moriremo“.
Non c’è nulla che possa giustificare la china che ha intrapreso il clima. Gli effetti si riverseranno sulla meteorologia, sul tempo e sugli ecosistemi marini. Il mare molto caldo produce più umidità nell’aria, determinando fenomeni estremi, come forti precipitazioni e inondazioni.
Inoltre l’innalzamento del livello del mare rischia la fusione dei ghiacciai, con tutti gli effetti negativi sull’ambiente marino e sull’economia della pesca. Infine nel Mar Mediterraneo è cresciuta la presenza di specie anomale per il territorio, che si sono adattate alle mutate condizioni. I nuovi ospiti vanno dal pesce scorpione alla ricciola giapponese, da quello maculato al coniglio scuro e, per finire al coniglio striato.
Altro che semplice adattamento al “clima caraibico”.