Dove piantare i nuovi boschi: la mappa che cambia l’ambiente

La ricerca di Ateneo e CNR svela la priorità della Pianura Padana. L’esperienza dei Consorzi conferma che la qualità supera la quantità.

Parma – Da anni il messaggio sulla lotta alla crisi climatica sembra ridursi a una formula semplice: piantare più alberi possibile. Una ricerca pubblicata nelle scorse settimane su Restoration Ecology invita però a guardare il problema con più precisione: non conta solo quanti alberi si piantano, ma soprattutto dove.

Lo studio, firmato da Chiara Gibertini e colleghi e coordinato da Giorgio Vacchiano dell’Università degli Studi di Milano, con la collaborazione di Stefano Boeri Architetti, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Politecnico di Milano e Università di Sassari, ha preso l’Italia come caso di studio. I ricercatori hanno incrociato dati geospaziali su uso del suolo, clima, densità abitativa, qualità dell’aria e vegetazione, con una risoluzione di un chilometro quadrato sull’intero territorio nazionale, per costruire quattro mappe distinte di priorità: connettività ecologica, salute umana, mitigazione climatica e regolazione del ciclo dell’acqua.

Il dato più significativo riguarda la sovrapposizione tra questi obiettivi: solo il 13% delle superfici potenzialmente idonee a nuovi impianti risulta prioritario per almeno due obiettivi contemporaneamente. Le aree utili a immagazzinare carbonio, cioè, non sono necessariamente quelle più utili alla biodiversità o alla salute pubblica, e viceversa. Lo studio ricorda inoltre un principio noto a chi si occupa di rigenerazione ambientale: più alberi non significa sempre più biodiversità, perché trasformare in bosco ogni spazio libero rischia di sacrificare prati, zone umide e altri habitat aperti, altrettanto preziosi.

È in questo quadro che la Pianura Padana assume un ruolo particolare. Non è tra i territori più efficaci per l’accumulo di carbonio, primato che spetta piuttosto alle fasce montane e collinari lungo l’arco alpino e appenninico. Compare invece, con priorità alta, in almeno tre delle quattro mappe: è un paesaggio fortemente frammentato, e quindi strategico per la connettività ecologica; è tra le aree a maggiore criticità per la salute umana, per l’esposizione a inquinamento atmosferico e isole di calore urbano; ed è centrale per la regolazione idrica di un territorio segnato da siccità e alluvioni improvvise. Piantare alberi in Pianura Padana, dunque, non risponde a una logica di quantità assoluta, ma a un preciso disegno di priorità: proprio dove vive la maggior parte della popolazione.

È la stessa logica di scelta mirata che da anni guida il lavoro di KilometroVerdeParma, il Consorzio Forestale che riunisce aziende e istituzioni del territorio impegnate nella rigenerazione ambientale della provincia di Parma. In cinque anni il Consorzio ha già messo a dimora oltre 100 mila alberi e arbusti, restituendo connettività ecologica e servizi ecosistemici a un paesaggio agricolo tra i più intensivi e frammentati d’Europa.

Accanto agli interventi sul territorio, KilometroVerdeParma ha investito con continuità anche sulla formazione: con il progetto We Tree ha coinvolto oltre 14 mila studenti in percorsi didattici dedicati al valore ecologico degli alberi e alla cura del verde urbano e periurbano.

“I dati della ricerca pubblicata su Restoration Ecology confermano scientificamente quello che a KilometroVerdeParma sperimentiamo ogni giorno sul campo: in Pianura Padana piantare alberi nei punti giusti non è un gesto simbolico, ma un intervento necessario per la salute delle persone e per l’equilibrio del territorio. Per questo continuiamo a investire non solo nella messa a dimora di nuovi alberi, ma anche nella formazione delle nuove generazioni, che con il progetto We Tree ha già coinvolto oltre 14 mila studenti” dichiara Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma.

La ricerca offre così una conferma indipendente a un metodo di lavoro già consolidato: non piantare ovunque, ma piantare dove serve, con un obiettivo dichiarato e misurabile.

In un momento in cui il dibattito pubblico rischia di ridurre la riforestazione a una gara di numeri, lo studio pubblicato su Restoration Ecology e l’esperienza di KilometroVerdeParma convergono sullo stesso punto: la qualità della pianificazione conta quanto, se non più, della quantità degli alberi piantati.