Scontro aperto tra istituzioni e ricorsi dei cittadini. La battaglia sul trattato internazionale di Trieste arriva agli osservatori esteri.
Trieste – Gli ambienti politici italiani che appoggiano la penetrazione illegale della Cina comunista (RPC) nella gestione del Porto Franco internazionale di Trieste stanno aumentando le pressioni contro le organizzazioni, i cittadini e le imprese di Trieste che si oppongono a questa minaccia con una battaglia legale tenace e coraggiosa.
Ma difenderli non è una questione locale, né marginale. Perché la penetrazione illegale della RPC nella gestione del Porto Franco internazionale di Trieste è una grave minaccia strategica per gli equilibri economici e politici euro-mediterranei.
Quelle operazioni italo-cinese sul Porto Franco internazionale di Trieste sono illegali perché violano lo status giuridico di Trieste stabilito dal Trattato di Pace multilaterale con l’Italia del 1947 e dal subordinato Memorandum d’intesa quadrilaterale del 1954, ambedue in vigore (US Department of State, Treaties in Force – A List of Treaties and Other International Agreements of the United States in Force on January 1, 2026).
La città e Porto Franco di Trieste è rimasta infatti soggetta alla sovranità italiana soltanto per 27 anni, dal 1920 al 1947.
Il Trattato di Pace con l’Italia del 1947 ha trasformato Trieste in un piccolo Stato sovrano con Porto Franco internazionale, il Free Territory of Trieste – FTT, che confina dal 1947 con l’Italia e dal 1992 con la Slovenia.
Il FTT ha un Regime Provvisorio affidato dal 1947 ai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito, che con il Memorandum del 1954 hanno sub-affidato la sua amministrazione civile provvisoria al Governo (non allo Stato) italiano nel rispetto del Trattato di Pace.
La sua difesa militare è invece affidata dal 1955 al Supreme Allied Commander Europe (SACEUR) che dipende direttamente dal Presidente degli Stati Uniti.
Ma i responsabili politici della sub-amministrazione civile provvisoria violano Trattato di Pace e Memorandum per simulare che Trieste ed il suo Porto Franco internazionale appartengano ancora allo Stato italiano.
La Cina comunista appoggia la loro simulazione per ottenere dal Governo italiano l’uso del Porto Franco di Trieste senza il controllo diretto della Commissione internazionale stabilita dal Trattato di Pace (Allegato VIII, articoli 21, 22 e 23), che non include la Cina.
La Commissione internazionale è l’organo che ha i poteri necessari per impedire abusi del regime speciale del Porto Franco di Trieste, che ha funzioni economiche e strategiche diverse dagli altri porti franchi.
Il regime del Porto Franco internazionale di Trieste consente lo sbarco, l’imbarco, il deposito, il commercio e la lavorazione senza dazi doganali o gravami delle merci di tutti gli Stati.
In più, il Trattato di Pace garantisce anche la libertà di transito ferroviario delle merci da e per il Porto Franco di Trieste attraverso tutti gli Stati e vieta di dirottarle artificialmente su altri porti.
La sua funzione economica e strategica per i traffici internazionali è perciò straordinaria, e può essere decisiva per i traffici tra l’Europa centrale, il Mediterraneo, Suez ed oltre. I contatti tra interessi italiani e cinesi per accordi sul Porto Franco di Trieste si sono sviluppati attraverso canali riservati dalla fine degli anni ’90 all’inizio del 2019.
Nel marzo 2019 il Governo italiano ha sottoscritto con il Governo cinese accordi ufficiali che avrebbero dato il controllo logistico del Porto Franco internazionale di Trieste ad imprese di Stato del Partito comunista cinese (LINK).
Gli Stati Uniti hanno potuto poi ottenere dal Governo italiano il blocco di quegli accordi su Trieste perché violavano il Trattato di Pace con l’Italia del 1947 ed il Memorandum d’Intesa del 1954.
Ma attività di ambienti italiani per estendere il controllo della Cina sul Porto Franco internazionale di Trieste sono continuate sino ad oggi con operazioni coperte.
Utilizzano infatti prestanome e partecipazioni societarie, ed appoggiano una frode colossale organizzata da politici italiani per privatizzare e mettere in vendita metà del Porto Franco internazionale di Trieste, il suo Porto Franco Nord.
È una frode che viola anche i diritti di tutti gli Stati e delle loro imprese su quell’area portuale.
Nel dicembre del 2019 è stata attivata la difesa legale diretta del Porto Franco internazionale da parte di due organizzazioni e 241 cittadini, residenti ed imprese di Trieste e di altri Stati (LINK).
Sono le stesse due organizzazioni che avevano già citato a giudizio dal 2017 il Governo italiano in due cause civili sui diritti fiscali di Trieste con la partecipazione di 1100 cittadini, residenti ed imprese.
Come nelle altre due cause, i ricorrenti hanno chiedere ai giudice italiani di accertare ed eseguire le leggi vigenti in materia e di farne cessare le violazioni.
L’esito delle tre cause avrebbe dovuto essere certo, perché i Trattati e gli Accordi internazionali che stabiliscono lo status giuridico di Trieste e del suo Porto Franco internazionale sono anche leggi vigenti e costituzionalmente prevalenti dello Stato italiano.
Le tre cause sono quindi perfettamente fondate, ed hanno fatto emergere rilevanti illegalità e corruzioni nell’amministrazione italiana.
Ma i promotori delle tre cause sono anche la sola difesa operativa di Trieste e del suo Porto Franco internazionale, perché la classe politica locale è dominata da complici attivi e passivi delle illegalità denunciate.
Per questi motivi le autorità italiane hanno reagito alle tre cause con sistemi di repressione politica e giudiziaria che violano i principi della democrazia e dello Stato di diritto.
A livello giudiziario, in tutte e tre le cause ed in tutti i gradi di giudizio, i giudice coinvolti hanno eseguito le richieste ufficiale dell’Avvocatura dello Stato italiano.
L’Avvocatura dello Stato ha chiesto a quei giudice di rifiutare l’esame della domanda di causa dichiarando falsamente il difetto assoluto di giurisdizione, di dichiarare, sempre falsamente, che gli obblighi internazionali e i diritti invocati non esistono ed infine di punite i ricorrenti condannandoli al pagamento di pesanti spese di giudizio e ammende.
Il risultato è perciò un’intera serie di sentenze politiche repressive.
A livello politico le autorità italiane usano da anni contro i ricorrenti sia il silenzio stampa sulle informazioni a loro favore, sia campagne stampa di minaccia, diffamazione, informazioni false e false accuse.
All’inizio di questo settembre i ricorrenti sono stati nuovamente aggrediti con una violenta campagna stampa attraverso il quotidiano locale.
Il quotidiano ha tentato di screditari, di spaventarli e di far credere falsamente che quelle sentenze abbiano chiuso per sempre la battaglia legale sul Porto Franco stabilendo che appartiene allo Stato italiano.
Per screditare i ricorrenti il quotidiano li ha presentati falsamente come evasori fiscali che negano la sovranità dello Stato italiano per non pagargli le tasse.
Per spaventarli il quotidiano ha agitato la minaccia che le autorità italiane pignorino i loro beni personali e le loro imprese.
Il quotidiano ha poi aggravato l’attacco pubblicando 550 nomi di persone ed imprese ricorrenti per identificarli come debitori di tasse e spese di giudizio, oltre che nemici politici dello Stato.
Con la pubblicazione intimidatoria di quei 550 nomi il quotidiano ha violato anche il Regolamento Europeo 2016/679 sulla protezione dei dati personali (artt. 29 e 35).
La scorrettezza di questo genere di aggressione politica è grave quanto evidente, ed ora si aprirà la questione del risarcimento dei danni che il quotidiano ha causato a quelle 550 persone ed imprese.
Ma rimane da comprendere perché questa nuova aggressione così pesante contro quei difensori della legalità sia stata scatenata proprio adesso.
La nuova aggressione politica contro i difensori del Porto Franco internazionale di Trieste coincide con i tentativi di accelerare la vendita illegale del Porto Franco Nord attesa dagli interessi cinesi.
La formula attuale dell’operazione prevede un intervento di project financing tra il Comune ed un gruppo di imprese italiane, che potrebbe poi rivendere aree ed edifici portuali come proprietà private con annesse concessioni di tratti di costa in regime di porto franco.
E la fretta di concludere è tale che il Sindaco ha persino augurato pubblicamente la morte agli ambientalisti che ritardano le vendita con una causa amministrativa.
Il motivo principale per accelerare la vendita illegale è il fatto che quelle sentenze scandalose di giudice italiani sono divenute le prove definitive delle violazioni denunciate dai ricorrenti.
E sono violazioni di Trattati ed Accordi internazionali che stabiliscono sia i diritti di sovranità di Trieste, sia i diritti di tutti gli Stati e delle loro imprese sul Porto Franco Nord.
La battaglia legale si alza perciò di livello, superando la fase del confronto diretto con gli organi giurisdizionali dello Stato italiano per entrare nelle valutazioni degli osservatori internazionali che seguono questa situazione da tempo anche attraverso le nostre analisi.
L’efficacia di quelle sentenze italiane scandalose rimane invece un bluff, perché nessuna decisione di un giudice nazionale (Cassazione inclusa) può avere effetti giuridici su obblighi e diritti stabiliti da Trattati ed Accordi internazionali.
E questo significa che ogni tentativo di eseguire quelle sentenze come fonti di effetti giuridici su obblighi e diritti stabiliti da Trattati ed Accordi internazionali diventerebbe violazione autonoma di quei Trattati ed Accordi, che può essere impugnata anche come tale.
Segnaliamo ai nostri lettori (ed in particolare ai colleghi giornalisti) che le fonti di aggiornamento principali in italiano ed inglese sulla questione di Trieste e del suo Porto Franco internazionale sono direttamente disponibili in rete.
Si tratta in particolare di una rassegna normativa sistematica completa ed aggiornata (LINK), di un’analisi completa delle false tesi opposte (LINK), di un inquadramento delle responsabilità dei funzionari pubblici italiani (LINK), e degli atti di citazione della causa sul regime fiscale generale (LINK), della causa sull’IVA (LINK) e della causa sul Porto Franco internazionale e sugli accordi illegali con la Cina (LINK).
Analisi di Paolo G. Parovel



