I Data Center aumentano i rifiuti speciali

Tali rifiuti hanno una brusca incidenza sull’ambiente e lo contaminano a dismisura e solo il 22% viene smaltito secondo le norme…

Data center e Intelligenza Artificiale (IA) un’alleanza dannosa per l’ambiente. La Lombardia è la regione dove ci sono più data center che altrove. Queste sono infrastrutture che ospitano server, sistemi di archiviazione e apparecchiature di rete, di cui alcuni utilizzati per l’IA. Finora si è molto discusso dell’eccessivo consumo energetico, di suolo e dell’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Un aspetto, invece, è stato sottaciuto: i rifiuti elettronici che hanno una brusca incidenza sull’ambiente, conosciuti con l’acronimo RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Secondo fonti ONU sono in forte crescita, l’82% in più rispetto al 2010 e le stime indicano un ulteriore aumento entro il 2030. Vale a dire che in 20 anni sono più che raddoppiati!

Di questa enorme massa di rifiuti solo il 22% viene smaltito secondo le norme. Quasi l’80%, al contrario, viene portato in discarica o nei Paesi del 3° mondo dove arriva, ogni anno, l’iperbolica cifra di 3,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. I data center dunque hanno esacerbato il fenomeno.

Tutti i suoi accessori, infatti, vengono cambiati alla media di 3,5 anni non perché inservibili ma valutati in disuso, vittime dell’ideologia della performance, per cui l’ultimo arrivato sul mercato fa piazza pulita degli accessori precedenti.

I rifiuti elettronici contengono metalli quali palladio, oro e argento. Altre componenti tungsteno, indio e gallio. Il problema sussiste quando bisogna effettuare lo smaltimento. Ci si rivolge ad enti terzi specializzati che dovrebbero assicurare l’eliminazione dei dati e gli accessori smaltiti correttamente o riciclati. Questo sul piano teorico.

In pratica i data center non sono forniti di strumenti di rendicontazione dei rifiuti elettronici, per cui è quasi impossibile stabilire quanti RAEE sono prodotti e quanti riciclati. Anche la legislazione europea sembra essere latitante sul tema. Non ci sono, infatti, vincoli di alcun genere, né sul tracciamento, né sulla raccolta. Il problema è molto serio perché il riciclo anche quando esercitato bene comporta un forte consumo energetico, che a sua volta produce altro materiale, il quale si trasformerà in un altro rifiuto.

Così si fomenta un meccanismo autoproducente che provoca forti danni all’ambiente. Qualche esperto ritiene che il riutilizzo oltre ad aumentare la vita media del prodotto, comporterebbe un calo della produzione.

Ma se viene fatto per un uso diverso dallo scopo d’origine risulta molto intricato, in quanto sono stati pensati per essere destinati all’ambito industriale. Inoltre il consumo di energia rappresenta un vero ostacolo al riutilizzo per altri scopi, per cui il gioco non vale la candela.

Solo una bassa percentuale di rifiuti speciali viene smaltita a norme

Il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova, ha effettuato uno studio sul data center universitario, utilizzando l’“analisi del ciclo di vita“, una metodologia standardizzata a livello internazionale che misura l‘impatto ambientale di un prodotto, servizio o attività lungo tutto il suo ciclo di vita, dal prelievo delle materie prime allo smaltimento.

Nello specifico l’oggetto dello studio è stata la produzione di anidride carbonica (CO2). Ebbene l’80% delle emissioni hanno riguardato la produzione di componenti e accessori, quindi è servito solo per fare “andare” la macchina. Gli autori della ricerca hanno sostenuto che il fenomeno va analizzato in maniera più complessa, soprattutto valutando l’intero processo che trasforma le materie prime fino al prodotto finale.

Questo perché alcune opzioni possono sembrare efficaci se viste solo da una “parte” staccata dal “tutto”. Ad esempio, a livello locale, la produzione di dischi allo stato solido ha richiesto meno energia ma per essere realizzati c’è bisogni di più Co2. Come dire che il rattoppo è peggio del buco!

Ma l’IA era proprio necessaria?