Il Sud supera il Nord di 4 miliardi di euro

La notizia è stata pubblicata su Fortune Italia, autorevole magazine d’impresa, mentre i dati sono stati confermati dal Rapporto Svimez.

Incredibile: il PIL del Sud cresce più del Nord! A primo acchito è sembrato di stare su “Scherzi a parte”, lo storico programma televisivo italiano di genere varietà e candid camera, in onda dal 1992 sulle reti Mediaset. Il format prevedeva l’organizzazione di scherzi elaborati ai danni di personaggi famosi o persone comuni, ignari di essere ripresi da telecamere nascoste.

Lo stupore è scaturito dalla notizia che il PIL (Prodotto Interno Lordo, la ricchezza di uno Stato) cresce più nel Meridione che nell’Italia settentrionale. Si è talmente adusi a considerare il Mezzogiorno come fonte di disparità socioeconomica che ci si autoconvince che tutto quello che succede in questa parte geografica non può che essere una criticità.

La sorpresa e il timore che possa trattarsi di una fake news sono spariti in quanto la notizia è stata pubblicata su Fortune Italia, mica su un giornaletto qualunque! In dettaglio il Sud ha registrato un aumento del PIL dello 0,7%, mentre il Centro-Nord solo dello 0,5%. Questi dati sono stati confermati dallo SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), un ente privato per lo studio delle condizioni socioeconomiche del Sud Italia. Pubblica, ogni anno, il Rapporto SVIMEZ, il più autorevole studio statistico ed economico che fotografa lo stato dell’economia, della demografia, del lavoro e dei servizi nel Mezzogiorno.

Era dal periodo del “boom economico” degli anni ’60 che non si assisteva a questo exploit in una fase eccezionale in cui i tassi di sviluppo erano molto rilevanti su tutto il territorio nazionale. Mentre il tasso di crescita del PIL nazionale è stato di modica entità, inferiore all’1%, le singole regioni meridionali hanno registrato risultati lusinghieri.

Ad esempio in Abruzzo c’è stato un incremento nell’industria e, soprattutto, una forte spinta delle costruzioni. A ruota, tanto per usare il gergo del ciclismo, segue la Sardegna grazie alle buone performance dell’industria. I buoni risultai della Campania, superiori alla media nazionale hanno riguardato in maniera uniforme tutti i settori. Anche la Calabria, fanalino di coda in tutte le classifiche relative allo stato dell’economia, l’occupazione e l’efficienza dei servizi, ha realizzato una vera e propria prodezza.

In Europa il Pil italiano sale più lentamente

Unica “pecora nera”, in un contesto quasi da record, è stata il Molise con un tasso di crescita negativo, pari al -1,1%, il cui risultato è stato determinato da tutti i comparti del territorio. Per quanto riguarda la crescita nell’Unione Europea (UE), c’è da segnalare che il PIL italiano è cresciuto dello 0,5%, inferiore per il 2° anno consecutivo alla media europea, pari al + 1,5%. In Europa le maggiori economie manifestano una crescita a macchia di leopardo, ossia uno sviluppo disomogeneo e discontinuo, che avviene in modo disordinato e non uniforme.

Infatti, a parte la situazione dell’Italia, mentre la Spagna sembra essere accompagnata dalla Cavalcata delle Valchirie (celebre brano d’opera musicale di Richard Wagner) nel senso che la sua crescita è travolgente, inarrestabile, +2,8%, la Francia continua la crescita contenuta, pari allo 0,8%. La Germania registra un andamento invariabile, impercettibile, quasi immobile, + 0,2% pagando ancora il conto della contrazione economica degli ultimi 2 anni.

Il comune cittadino non può che applaudire alla crescita economica del Sud, che finalmente può liberarsi della controversa condizione di essere considerato la “palla al piede” che impedisce lo sviluppo del Paese. La differenza dello 0,2% tra Sud e Nord equivarrebbe, secondo le stime, a circa 4 miliardi di euro in più, che per gli economisti non è di poco conto, perché potrebbe finanziare una Legge di Bilancio o grandi opere.  Ci si augura che una rondine non faccia primavera.