Meloni minaccia di sospendere Schengen con la Spagna per la crisi di Ceuta

Il governo ha ventilato lo stop alla libera circolazione con Madrid, ignorando che l’exclave segue già un regime di controlli separato dal resto del territorio spagnolo.

Roma – C’è un dettaglio che il governo italiano sembra aver trascurato nella minaccia lanciata in questi giorni: Ceuta, pur essendo formalmente territorio Schengen, non gode della stessa libera circolazione del resto della Spagna. L’accordo prevede infatti che chi parte dall’exclave verso il territorio spagnolo continentale o verso un altro Paese europeo debba comunque sottoporsi a controlli di identità e documenti, sia sui collegamenti aerei che su quelli marittimi. È una clausola scritta nero su bianco nel trattato e più volte confermata dalle autorità europee. Significa che, indipendentemente da quanto deciderà Roma, chi entra a Ceuta non ottiene automaticamente accesso libero al resto del continente: quel filtro esiste già.

La minaccia italiana nasce dal rapido peggioramento della situazione nell’exclave marocchina, dove negli ultimi giorni migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine a piedi o a nuoto, con un bilancio di 19 morti. Le immagini hanno scatenato reazioni dalla destra internazionale, dall’amministrazione statunitense al governo Meloni fino a Vox in Spagna, con l’accusa a Madrid di aver favorito gli arrivi attraverso politiche migratorie troppo permissive, sebbene gli analisti concordino che i flussi dipendano soprattutto dalla volontà delle autorità marocchine di allentare o stringere i controlli, spesso come leva di pressione politica su Madrid.

Su questo sfondo, la presidente del Consiglio ha annunciato che l’esecutivo valuterà la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna, posizione condivisa da entrambi i vicepremier: Antonio Tajani ha parlato di un pericolo per la sicurezza nazionale legato all’immigrazione irregolare, mentre Matteo Salvini ha invocato la difesa dei confini. Una sospensione di questo tipo è effettivamente prevista dal trattato, ma solo come misura estrema in caso di minaccia grave all’ordine pubblico: richiede un preavviso di un mese, una motivazione dettagliata inviata a tutti gli Stati membri e alle istituzioni europee, e può durare da trenta giorni fino a un massimo di sei mesi, prorogabile in casi eccezionali. Precedenti recenti risalgono alla pandemia e agli attentati del 2015.

Per chi viaggia tra Italia e Spagna, in particolare per turismo, l’effetto pratico sarebbe il ritorno ai controlli documentali ai confini, porti e aeroporti compresi, aboliti nel 1990: tempi più lunghi, non un blocco della circolazione. Ma proprio perché quei controlli già esistono per chi transita da Ceuta, la sospensione non cambierebbe nulla rispetto alla crisi che l’ha motivata: geograficamente, l’exclave è separata dal resto del Marocco da recinzioni che i migranti tentano di aggirare a nuoto o scavalcando, mentre raggiungere la Spagna continentale richiede l’attraversamento dello stretto di Gibilterra, oltre 14 chilometri di mare aperto, un tragitto che, se percorso irregolarmente, non cambia natura a seconda che parta da Ceuta o dal resto del Marocco.

La tensione diplomatica si è intanto allargata oltre la questione Schengen. Tajani ha collegato le immagini di Ceuta alla scelta di Madrid di concedere la cittadinanza a oltre 500mila immigrati irregolari, definendola un incentivo al traffico di esseri umani; parole che hanno portato alla convocazione dell’ambasciatore italiano e a una replica del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, secondo cui la norma sulla regolarizzazione riguarda solo chi è arrivato in Spagna prima del 31 dicembre 2025, con almeno cinque mesi di residenza e nessun precedente penale e non ha alcun legame con i flussi da Ceuta.

A complicare il quadro contribuisce anche una recente sentenza della Corte suprema spagnola, che vieta i respingimenti immediati per chi raggiunge Ceuta a nuoto, ammettendoli solo per chi viene fermato mentre tenta di superare barriere fisiche come le recinzioni. La decisione non apre comunque a un soggiorno libero: restano applicabili le procedure ordinarie sull’immigrazione, rimpatrio incluso.