“Non l’hanno schiacciato”: il video che divide sulla morte di Fakir

I poliziotti, sostiene il loro legale, hanno fatto tutto nei modi giusti. L’autopsia, però, parla di “polmoni pieni di sangue”.

Bologna – Un video di 50 minuti, girato dalla telecamera agganciata al petto di uno dei poliziotti, è diventato il campo di battaglia su cui si gioca la verità della morte di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino spirato il 19 luglio scorso durante un fermo al quartiere Pilastro. Le immagini, consegnate alla Procura dal legale dei due agenti, l’avvocato Gabriele Bordoni, raccontano una storia: quella di poliziotti che, secondo la difesa, hanno fatto tutto nei modi giusti. Ma proprio oggi, dall’autopsia, arriva il dato che pesa come un macigno: i polmoni dell’uomo erano pieni di sangue.

Le riprese immortalano il primo contatto tra gli agenti e Fakir. Nel filmato i due poliziotti intervengono per separare l’uomo da un’altra persona (con la maglia bianca) con cui era scoppiata una colluttazione. Lo dividono, Fakir cade a terra, poi viene ammanettato a pancia in giù contro l’asfalto. Pochi istanti dopo perde i sensi e muore. Quando gli agenti si rialzano e intervengono i sanitari del 118, per lui non c’è già più nulla da fare.

Secondo la ricostruzione dell’avvocato Bordoni, i poliziotti erano stati chiamati da un residente per un uomo in crisi psichiatrica. All’inizio lo tenevano a distanza, cercavano di parlargli, aspettavano i sanitari. Poi è arrivata un’auto con due persone a bordo: Fakir si è scagliato contro la macchina, prendendola a pugni, e a quel punto – dice la difesa – gli agenti hanno capito di non poter più evitare l’intervento.

“Hanno eseguito tutto correttamente e hanno fatto del loro meglio”, sostiene il legale. “Non hanno usato violenza, non hanno schiacciato la persona”. Fakir, racconta Bordoni, era un uomo corpulento e in stato di agitazione psicomotoria, difficilissimo da trattenere. Gli agenti avrebbero perfino messo una mano sotto la testa dell’uomo per evitare che strisciasse con il volto sull’asfalto, rimediando in cambio un morso al polpaccio. Il taser non è stato usato; lo spray al peperoncino solo per pochi secondi, quando Fakir non mollava la presa. “Anche dopo lo spray ha continuato a urlare – precisa il legale – segno che non c’era nessuna compressione delle vie aeree”.

Una versione che si scontra con i primi accertamenti medici, secondo cui l’uomo sarebbe rimasto schiacciato a terra per circa cinque minuti, con i due agenti sopra a immobilizzarlo, fino all’arresto respiratorio. E soprattutto con l’autopsia eseguita oggi, 24 luglio, all’ospedale Sant’Orsola: i polmoni erano invasi dal sangue, le vie aeree ostruite. L’ipotesi è che Fakir sia morto soffocato dal proprio liquido ematico, da solo o come concausa insieme ad altri fattori. Saranno gli accertamenti medico-legali, attesi entro 90 giorni, a stabilire con certezza se e quanto abbia inciso l’intervento della polizia. La Tac del 22 luglio non aveva rilevato fratture; in casa dell’uomo non è stata trovata droga.

Il caso ha già una portata che va oltre la cronaca. I due agenti, di 23 e 28 anni, sono iscritti nel registro degli indagati insieme a quattro operatori del 118: per la prima volta in Italia è scattato lo scudo penale introdotto dal decreto sicurezza. L’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, contesta duramente la gestione del fermo, e sulla vicenda è intervenuto anche il ministro Piantedosi a difesa dei poliziotti, aprendo uno scontro politico con il sindaco di Bologna Matteo Lepore.

Intanto Bordoni difende i suoi assistiti anche sul piano umano: “Sono due ragazzi molto giovani, all’inizio delle loro carriere. Sono sconvolti per la morte di Fakir”. Uno è in ferie, l’altro ancora in malattia. La verità, ora, è affidata a un video e a un referto.