Frode milionaria, scattano i domiciliari per due indagati

La Cassazione rende esecutiva la decisione del Riesame: eseguite le misure cautelari nell’inchiesta su un presunto sistema di frodi fiscali.

Modena – Il 26 febbraio 2026 questa Procura emetteva comunicato stampa con cui si dava atto dell’esecuzione, da parte del Nucleo polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Modena, dell’applicazione della misura interdittiva, emessa dal giudice indagini preliminari del Tribunale di Modena, del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche e imprese nei confronti dei due principali indagati, nonché della misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili, per un importo complessivo di oltre 8 milioni di euro, nei confronti di 12 indagati, per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, malversazione di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio.

Il Tribunale del Riesame di Modena, chiamato a pronunciarsi sul sequestro preventivo disposto dal Gip, pur confermando la fondatezza dell’impianto accusatorio e del quadro indiziario a carico degli indagati, aveva tuttavia escluso la sussistenza del pericolo della reiterazione delle condotte sopra descritte unicamente in capo al professionista contabile di fiducia.

Le indagini svolte avevano disvelato l’esistenza di una strutturata associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di reati tributari, attraverso un sistema fraudolento basato su contratti d’appalto fittizi. Gli approfondimenti investigativi avevano individuato, nei due destinatari della misura interdittiva, il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione a delinquere, che aveva dato vita a uno schema fraudolento, caratterizzato dalla creazione di una società a responsabilità limitata in capo alla quale era stata incentrata l’intera gestione dell’effettivo ciclo produttivo, operante nel settore della lavorazione delle carni presso gli stabilimenti siti in provincia di Parma e Modena, e di 8 società “cartiere”, create ad hoc e dislocate formalmente tra le province di Modena, Parma, Napoli e Caserta; queste ultime nel corso degli anni, avevano somministrato di fatto, mediante l’utilizzo illecito dei contratti d’appalto, la manodopera alla S.r.l. emiliana. Questo schema di frode consentiva alla suddetta società, secondo la prospettazione accusatori, di ottenere enormi vantaggi in termini di risparmio dei costi del personale, facendoli gravare sulle citate società cartiere, che a loro volta sono risultate inadempienti agli obblighi tributari, previdenziali e contributivi. In aggiunta, la S.r.l. emiliana risulta avere portato in detrazione indebitamente l’IVA afferente alle fatture relative alle prestazioni di manodopera e facchinaggio emesse dalle società cartiere.

Avverso l’ordinanza emessa dal Gip, con la quale era stata applicata la misura interdittiva in luogo della custodia cautelare in carcere nei confronti dei due principali indagati, questa Procura della Repubblica, evidenziando l’inefficacia di tale misura e la persistenza di un rischio concreto ed attuale di reiterazione delle condotte delittuose, proponeva appello ex art. 310 cpp. In data 12 maggio 2026 il Tribunale del Riesame di Bologna, in parziale accoglimento, applicava ai due indagati, in sostituzione della misura interdittiva, quella agli arresti domiciliari. Il 21 luglio 2026, tale ordinanza diveniva esecutiva a seguito della sentenza della Suprema Corte di Cassazione, che dichiarava inammissibili i ricorsi presentati ex art. 311 cpp dalle difese dei due indagati.

Pertanto, in data 23 luglio 2026, i finanzieri del Nucleo polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Modena davano esecuzione alle due misure cautelari personali.