Si tuffa nel laghetto nonostante i divieti e non riemerge più: morto 15enne

La sorella maggiore lo aveva accompagnato a fare il bagno. Lei si è salvata a nuoto, lui è stato inghiottito dalle acque a 15 metri di profondità.

Brescia – Bastano pochi minuti perché una giornata d’estate come tante si trasformi in tragedia. Sono da poco passate le 10 di venerdì 24 luglio quando le acque verdi del laghetto Gerolotto, nel cuore del Parco delle Cave di San Polo, si richiudono per sempre su un ragazzo di appena 15 anni. Un tuffo per rinfrescarsi, la voglia di sfuggire alla morsa del caldo e poi il silenzio. Lui non riemerge più. A guardarlo sparire sott’acqua è la sorella maggiore, che con lui si era immersa e che riesce a stento a riguadagnare la riva, impotente davanti all’orrore che si consuma sotto i suoi occhi.

Il giovane, di origini pakistane ma nato e cresciuto a Brescia, era arrivato allo specchio d’acqua artificiale insieme alla ragazza per concedersi un bagno, incurante dei cartelli che vietano la balneazione in tutti i bacini delle vecchie cave. Una regola scritta nero su bianco e ignorata da tanti, che in questo caso ha avuto un prezzo altissimo. Perché il ragazzo, come emerge dalle prime ricostruzioni, non sapeva nuotare. Pochi metri, l’acqua che diventa profonda all’improvviso, e nessuna possibilità di risalire.

L’allarme è scattato immediato, lanciato dalle persone presenti sulle sponde. Sul posto si è precipitato uno spiegamento di soccorsi imponente: i vigili del fuoco, il Nucleo Sommozzatori di Milano e l’Elinucleo di Bologna, che per oltre due ore hanno setacciato palmo a palmo il fondale melmoso del lago. Una corsa contro il tempo che, purtroppo, non aveva più nulla da salvare. Poco prima di mezzogiorno il corpo senza vita dell’adolescente è stato individuato a circa 15 metri di profondità e riportato a riva.

Sul luogo della tragedia sono intervenute anche la polizia di Stato e la polizia locale, chiamate a ricostruire l’esatta dinamica dell’annegamento. La salma è stata affidata all’autorità giudiziaria per gli accertamenti di rito.

Quella di San Polo è solo l’ultima di una lunga catena di morti nell’acqua che sta insanguinando l’estate lombarda. Appena due giorni prima, a Como, la piccola Arwa Rfali, 9 anni, era stata risucchiata dalle acque del lago davanti al Tempio Voltiano. E il 18 luglio, sull’Adda, un uomo di 47 anni aveva perso la vita nel tentativo disperato di salvare il nipotino di quattro anni. Un bollettino che si allunga di giorno in giorno, mentre il caldo record spinge sempre più persone a cercare refrigerio in acque che nascondono insidie mortali.