Luigi Esposito era ancora vivo quando il suo corpo è stato dato alle fiamme

L’esame del DNA e la mappa dentale hanno tolto ogni dubbio sull’identità del cadavere rinvenuto in un fondo agricolo.

Eboli – Portava sempre una fede all’anulare sinistro, anche durante le dirette televisive e nelle occasioni pubbliche. Raccontava di essere sposato con una farmacista di Caserta di nome Simona. Eppure nessuno, tra i suoi conoscenti, ha mai visto una sua fotografia, l’ha mai incontrata o l’ha mai sentita parlare con lui. È uno dei tanti interrogativi rimasti aperti sulla vita privata di Luigi Esposito, giornalista sportivo di 53 anni conosciuto come “Luca”, il cui corpo carbonizzato è stato ritrovato in un fondo agricolo isolato in località Cioffi, nel comune di Eboli, nella notte tra il 18 e il 19 luglio.

Un amico stretto lo ha descritto come una persona estremamente schiva riguardo alla propria sfera personale, capace di informarsi con interesse sulle famiglie altrui ma pronta a cambiare discorso non appena qualcuno provava a fargli domande dirette.

Su quel corpo, tuttavia, non ci sono più margini di dubbio: il confronto sulla mappa dentale ha restituito una corrispondenza del 99,99% con Esposito, mentre gli inquirenti hanno comunque proceduto al prelievo del DNA su una delle sorelle della vittima per le comparazioni di rito. Ben più agghiaccianti sono i risultati preliminari dell’autopsia, secondo cui la causa della morte è stata un’asfissia meccanica violenta. Gli investigatori ritengono che il giornalista sia stato dapprima aggredito e colpito con un oggetto contundente, poi soffocato tramite l’ostruzione delle vie respiratorie. Il dato più sconvolgente, riportato dal Corriere della Sera, riguarda proprio l’incendio che ha distrutto il cadavere: nonostante la totale carbonizzazione, gli esami hanno rilevato tracce di fumo nei polmoni, segno che Esposito, per quanto già privo di sensi o gravemente ferito, fosse ancora vivo quando le fiamme sono state appiccate. La relazione autoptica definitiva è attesa tra circa un mese.

A questo intreccio di misteri personali e violenza si aggiunge ora la pista investigativa più concreta a disposizione dei carabinieri: lo smartphone di Esposito, tuttora introvabile. Le due schede SIM intestate al giornalista sono già state analizzate, ma è nel telefono che potrebbero nascondersi elementi decisivi. Proprio su questo fronte è emerso un episodio inquietante: un amico che domenica mattina aveva inviato a Esposito due messaggi WhatsApp rimasti con una sola spunta ha notato che, nel pomeriggio, quando la salma si trovava già in obitorio, le spunte erano diventate blu. Un segnale che qualcuno si è connesso al suo account, forse tramite il pc sequestrato dagli inquirenti o direttamente dal cellulare scompa