Il ritorno dello scirocco ha rimesso l’isola sotto pressione e riacceso lo scontro politico sulla prevenzione dei roghi.
Il conto dei danni cresce ogni estate. Secondo le stime diffuse da Coldiretti, ogni ettaro di terreno bruciato costa oltre 10mila euro tra spegnimento, bonifica e ripristino, un onere che si scarica su ecosistema, turismo, agricoltura e sulle attività produttive dei territori colpiti dalle fiamme.
Con lo scirocco tornato a soffiare e le temperature salite su valori anomali, i roghi hanno colpito nelle ultime settimane diverse aree dell’isola, da Carini a San Martino delle Scale, passando per Borgonuovo e Castronovo di Sicilia.
In questo scenario torna al centro del dibattito una legge approvata tre anni fa dall’Assemblea regionale siciliana, che autorizza il Corpo Forestale a impiegare sistemi antincendio basati sull’intelligenza artificiale, sensori intelligenti, algoritmi di apprendimento automatico e analisi dei dati incrociati, per intercettare i focolai nella loro fase iniziale. Nonostante il via libera parlamentare, la norma non è mai stata messa in pratica, mentre altre regioni come Piemonte, Abruzzo e Lazio hanno già avviato sistemi analoghi. Uno studio dell’azienda di connettività IoT 1NCE, attiva in oltre 170 Paesi, indica che un riconoscimento tempestivo dei primi segnali di incendio potrebbe dimezzare le superfici percorse dal fuoco.
A denunciare l’inerzia è stata la prima firmataria del provvedimento, Jose Marano, capogruppo di ControCorrente e vicepresidente della commissione Ambiente, Territorio e Mobilità all’Ars, che ha bollato come irresponsabile la scelta di non applicare uno strumento già disponibile, mentre altre regioni hanno da tempo scommesso sulla tecnologia per la prevenzione. La parlamentare ha rivolto un attacco diretto al presidente Renato Schifani, giudicando imbarazzante il bilancio positivo presentato in aula rispetto ai problemi che, a suo dire, i siciliani continuano a vivere invariati dall’insediamento della giunta di centrodestra. Sulla stessa linea si è espresso il vicepresidente del gruppo Pd all’Ars, Mario Giambona, secondo cui l’impegno quotidiano di vigili del fuoco, forestali, Protezione civile e volontari resta indispensabile ma non può sopperire da solo alle carenze della programmazione politica.
Dall’opposizione arriva così una richiesta comune: investire in manutenzione del territorio, viali parafuoco, sistemi di monitoraggio avanzati, maggiori risorse per i Comuni e un ricambio generazionale nel settore forestale, in un contesto di crisi climatica e incendi dolosi combinati che, secondo i rappresentanti politici, non lascia più margine per rinviare le decisioni.