Dopo la strage dei cuccioli a Sciacca, ad Agrigento arriva l’ordinanza: vietato tenere gli animali all’aperto dalle 9.30 alle 19.30.
Agrigento – C’è voluta la morte atroce di quattro cuccioli, agonizzanti su un terrazzo rovente, perché qualcuno dicesse basta. Ad Agrigento il sindaco Michele Sodano ha firmato un’ordinanza che vieta di lasciare cani, gatti e altri animali d’affezione su balconi, terrazze, cortili, verande, recinti o qualsiasi spazio esterno esposto al sole nelle ore più calde della giornata. Un provvedimento nato dall’orrore, per evitare che la tragedia consumata pochi giorni fa a Sciacca, a poche decine di chilometri, possa ripetersi ancora.
Il divieto è secco e vale ogni giorno dalle 9.30 alle 19.30: in quella fascia oraria nessun animale potrà essere lasciato all’aperto sotto il sole, e i proprietari sono obbligati a garantire riparo, ombra e acqua. Nell’atto il Comune mette nero su bianco il pericolo: le elevate temperature e le ondate di calore che stanno colpendo l’Agrigentino “possono determinare grave disagio o pericolo per gli animali”. L’esposizione prolungata, senza ripari e senza acqua, “può provocare disidratazione, sofferenza, colpi di calore e, nei casi più gravi, la morte degli animali”.
Le parole non sono scelte a caso. Perché a Sciacca è successo davvero. Su un terrazzo di un immobile disabitato nel rione San Michele, con il termometro che segnava 43 gradi, erano stati abbandonati nove cani – tre adulti e sei cuccioli – senza acqua e con una misera lamiera come unico riparo. Quattro cuccioli non ce l’hanno fatta. La madre e altri due piccoli sono stati soccorsi in fin di vita e portati in clinica, dove ora sono fuori pericolo.
A dare l’allarme e a filmare la scena è stata Adriana Montalbano, dell’ufficio Randagismo del Comune di Sciacca e volontaria. “È stata una delle giornate più infernali della mia vita – ha raccontato –. E non solo per i 43 gradi, ma per le urla dei cuccioli“. Un video che ha fatto il giro dei social e scosso l’opinione pubblica.
Per quella strage la polizia municipale ha denunciato il proprietario alla Procura. Le accuse sono pesanti: maltrattamento e uccisione di animali d’affezione. Il Comune di Sciacca ha annunciato che si costituirà parte civile, come anche l’Oipa, che chiede il Daspo cinofilo per vietare a chi si è macchiato di questo reato di detenere altri animali. Resta però l’amarezza degli attivisti: con le pene attuali, avvertono, il responsabile “non sconterà un solo giorno di carcere”.
Anche per questo Agrigento ha deciso di correre ai ripari. Pur senza citare espressamente il caso di Sciacca, l’ordinanza del sindaco Sodano si inserisce nell’emergenza caldo che sta mettendo in ginocchio l’intera provincia e punta a un obiettivo semplice: che nessun altro animale muoia dimenticato sotto il sole, mentre bastava un po’ d’ombra e una ciotola d’acqua a salvarlo.