Bancario va al lavoro con la pistola carica

Un dirigente di 62 anni portava una Beretta in filiale a Montebelluna. La banca gli ha tolto il badge, i carabinieri gli hanno sequestrato anche un fucile.

Treviso – C’è un uomo che, per andare a lavorare in banca, si portava dietro una pistola carica. Non un metafora, non uno sfogo: una Beretta calibro 7.65, colpo in canna, chiusa nell’armadietto degli uffici di Intesa Sanpaolo di Montebelluna. A maneggiarla, con la disinvoltura di chi mostra un gadget ai colleghi, un dirigente stimato di 62 anni, incensurato e con il porto d’armi in regola per uso sportivo. Fino al giorno in cui quella “confidenza da spogliatoio” si è trasformata in un incubo per l’intero istituto di credito.

La frase che ha fatto scattare l’allarme è di quelle che gelano il sangue: “Prima o poi, se li trovo in giro per i corridoi, scarico l’intero caricatore addosso a quegli idioti”. Parole affidate a un collega, senza indicare nomi precisi, ma sufficienti a far capire che il clima in ufficio era ormai una polveriera. Il collaboratore, dopo l’ennesima esibizione dell’arma, ha avvertito un’addetta alla sicurezza dell’istituto. Era il giugno 2025.

Da quel momento la macchina si è messa in moto. La banca non ha esitato: l’11 luglio dello scorso anno ha disattivato il badge di accesso agli uffici, spedendo di fatto il “pistolero” a casa, in smart working forzato. La Beretta rinvenuta nell’armadietto è stata consegnata ai carabinieri della Compagnia di Montebelluna. E non era l’unica arma dell’uomo: durante gli accertamenti gli sono stati sequestrati un’altra pistola e un fucile, tutti regolarmente detenuti nella sua abitazione.

Nei giorni scorsi la Procura di Treviso ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini: il dirigente rischia ora il processo per minacce aggravate e porto abusivo d’arma. Un finale ancora tutto da scrivere, che dovrà fare i conti con la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Resta però la fotografia di un Paese in cui la linea tra il porto d’armi “sportivo” e la minaccia armata si assottiglia sempre di più. Non a caso l’episodio arriva mentre l’Italia discute del caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori. Qualcuno, tra i corridoi di quella filiale, sembrava pronto a farsi giustizia da solo. Per fortuna, stavolta, il caricatore è rimasto pieno.