“Aiuto, basta”: le urla di Abderrahim, morto mentre era ammanettato

Cinque minuti di agonia ripresi in un video: il 42enne ha smesso di respirare mentre chiedeva soccorso. La Procura acquisisce le bodycam.

Bologna – Ci sono cinque minuti che una città intera non riuscirà a dimenticare. Cinque minuti impressi in un video girato da un residente, in cui la vita di Abderrahim Fakir scivola via istante dopo istante, sull’asfalto rovente di via Italo Svevo, cuore del quartiere Pilastro. Un uomo di 42 anni, di origine marocchina, in Italia da quando ne aveva sette, che nei suoi ultimi respiri riesce solo a gridare due parole: “Aiuto, basta”. Poi il silenzio. Poi la morte, davanti agli occhi di chi lo teneva schiacciato a terra e di chi, semplicemente, guardava.

Era mezzogiorno passato di poco, sabato 19 luglio, quando alcuni residenti hanno chiamato le forze dell’ordine segnalando un uomo in stato di agitazione nell’area dei garage di un condominio. Fakir era lì per far visita ad alcuni parenti. Sul posto sono arrivati una volante e i sanitari del 118. Secondo la ricostruzione della Questura, l’uomo avrebbe danneggiato un’auto e reagito agli agenti, che hanno prima usato lo spray urticante e poi lo hanno bloccato a terra a faccia in giù, portandogli le braccia dietro la schiena per ammanettarlo.

È in quei momenti che si consuma la tragedia. Nel filmato si vedono due poliziotti sopra l’uomo prono, mentre una terza persona – a torso nudo e con la sigaretta in bocca, probabilmente un residente – gli tiene ferme le caviglie. Una scena che ha dell’incredibile. Abderrahim si dimena, ansima, ripete senza sosta la parola “aiuto”. Intorno al minuto due e mezzo i suoi movimenti si spengono. Resta immobile. È lì che muore, e per qualche istante nessuno se ne accorge: uno degli agenti gli dà una pacca sulla spalla, “Oh”, ma non c’è più risposta.

Abderrahim Fakir

A pochi passi, due soccorritori del 118 guardano senza intervenire. Si avvicineranno solo alla fine del video, quando ormai è tardi. Sarà uno dei nodi che la magistratura dovrà chiarire. La sequenza dei soccorsi, resa nota dall’Ausl di Bologna, racconta un intervento scandito al minuto: l’ambulanza della Croce Rossa inviata alle 12.17, l’arrivo alle 12.30, la richiesta dell’automedica alle 12.36 e il medico sul posto solo alle 12.53, quando non resta che constatare il decesso.

A denunciare tutto è la sorella, Khadija, arrivata in via Svevo insieme al marito. Piange, poi esplode: “Lo hanno ammazzato e picchiato. Non mi darò pace finché mio fratello non sarà vendicato”. E ancora: “Se uno è agitato lo devi calmare, non ammazzarlo sotto il sole”. In serata il quartiere si è riempito: un presidio spontaneo di centinaia di persone, cori contro la polizia, la rabbia di chi parla apertamente di “assassinio di Stato”.

Sui fatti sono intervenuti il sindaco Matteo Lepore e il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, che chiedono “che venga fatta piena luce sui fatti, con rapidità, rigore e trasparenza”. La Procura di Bologna ha disposto l’autopsia e acquisirà tutte le immagini, comprese le bodycam degli agenti che hanno registrato l’intervento. Saranno quei fotogrammi, insieme al video del residente e ai verbali del 118, a stabilire cosa sia davvero accaduto in quei cinque minuti sull’asfalto del Pilastro.

Abderrahim Fakir era titolare di una piccola impresa di pulizie e facchinaggio, sposato, residente a Borgonuovo di Sasso Marconi. I familiari raccontano che soffriva d’asma, con crisi ripetute.