Il ragazzo era arrivato al Niguarda con ustioni sul 50% del corpo. Oggi le dimissioni. Resta ricoverata solo la sua compagna di classe.
Milano – Ci sono battaglie che si combattono in silenzio, dentro una stanza d’ospedale, un respiro alla volta, mentre fuori il mondo continua a correre. Leonardo Bove, 16 anni, quella battaglia l’ha vinta. Dopo sei lunghissimi mesi passati aggrappato alla vita nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano, il ragazzo è stato finalmente dimesso. Era uno dei feriti più gravi del rogo di Crans-Montana, la strage di Capodanno che nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ha spezzato 41 vite in una discoteca svizzera trasformata in una trappola di fuoco.
Il suo era stato un ricovero disperato, in bilico tra la vita e la morte. Bove era stato tra gli ultimi ad arrivare al nosocomio milanese, l’11 gennaio scorso, perché per giorni le sue condizioni erano state talmente critiche da renderlo non trasportabile. Prima di raggiungere Milano era rimasto ricoverato nell’ospedale di Zurigo, in Svizzera. Quando finalmente varcò le porte del Niguarda, i medici si trovarono davanti un quadro drammatico: ustioni sul 50% del corpo e gravi danni provocati dall’inalazione di fumi tossici. Con il suo arrivo erano saliti a 12 i pazienti ricoverati nella struttura lombarda.
Leonardo è un ragazzo come tanti: nato a Milano, studente del liceo Virgilio e grande appassionato di calcio. La sua vita normale era stata cancellata in una manciata di minuti, quella notte, quando le fiamme divorarono il locale Le Constellation durante una festa affollata di giovanissimi. Le candele pirotecniche appoggiate sulle bottiglie di champagne incendiarono il soffitto, e in pochi istanti la sala si trasformò in un rogo da cui era quasi impossibile fuggire.
Ora, dopo mezzo anno di operazioni, medicazioni e riabilitazione, Leonardo può finalmente riabbracciare la sua città. Ma la ferita di quella notte non si è ancora rimarginata del tutto. Nel reparto del Niguarda resta ricoverata una sola ragazza: Francesca Noto, 16 anni, compagna di classe di Leonardo. Per lei la lotta continua, e con lei l’apprensione di un’intera comunità.
Le dimissioni di Bove sono l’ultimo capitolo di una lenta risalita. Il 27 giugno scorso aveva già lasciato la struttura anche Kean, un altro dei giovani milanesi rimasti gravemente feriti nella strage: a dare l’annuncio della sua uscita dall’ospedale era stata la madre del ragazzo. Un ritorno a casa dopo l’altro, mentre le famiglie delle sei giovanissime vittime italiane portano un dolore che nessuna guarigione potrà mai cancellare.