Social ai minori, Bruxelles si spacca sulla soglia d’età

Un rapporto consegnato alla Commissione apre la strada a una proposta legislativa attesa per settembre, ma si profila un braccio di ferro con il Parlamento europeo.

Bruxelles – Non è ancora stato presentato, ma il testo che Ursula von der Leyen porterà a settembre, probabilmente in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione, rischia già di scontrarsi con le richieste dell’Europarlamento. La Commissione punta a fissare a 13 anni la soglia sotto la quale vietare l’accesso ai social e agli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale, ma la socialdemocratica danese Christel Schaldemose, tra le voci più critiche, ha sostenuto che il limite dovrebbe salire a 15 anni, ricordando che 13 coincide già con l’età minima richiesta dalla maggior parte delle piattaforme e che non dovrebbero servire nuove leggi per far rispettare regole già esistenti.

Schaldemose ha comunque ammesso che il comitato di esperti lascia agli Stati membri la libertà di adottare soglie più alte. Ancora più netta la posizione dei liberali di Renew Europe, che hanno chiesto di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria pubblica.

A motivare l’iniziativa di Bruxelles è il rapporto firmato dallo psichiatra dell’infanzia Joerg Fegert, docente all’Università di Ulm, e da Maria Melchior, direttrice per la Ricerca all’Inserm di Parigi. Il documento, consegnato alla presidente della Commissione, ha stabilito un nesso tra l’uso eccessivo dei social, quantificato oltre le tre ore giornaliere, e tassi più alti di depressione, ansia e difficoltà di concentrazione, rilevando che i minori già vulnerabili tendono a farne un uso ancora più problematico. Tra i rischi elencati figurano anche l’esposizione a contenuti illegali come i video pornografici generati dall’intelligenza artificiale, il cyberbullismo e i materiali di radicalizzazione estremista, con le ragazze particolarmente esposte a problematiche legate all’immagine corporea. Secondo i dati raccolti, i giovani europei trascorrerebbero in media tra le quattro e le sei ore al giorno davanti a uno schermo, l’equivalente di circa vent’anni nell’arco di un’intera vita, e quasi il 60% dei bambini più piccoli avrebbe già mostrato difficoltà emotive o psicosociali legate alle esperienze online.

È su queste basi che von der Leyen ha annunciato l’intenzione di introdurre un accesso graduale e scaglionato per le diverse fasce d’età, paragonando il provvedimento ad altri limiti già previsti per i minori: niente schermi per i più piccoli, accesso ai social consentito solo sotto la supervisione di genitori, tutori o insegnanti fino ai 13 anni e accesso autonomo ma condizionato alle garanzie delle piattaforme per gli over 13, chiamate a dimostrare che i propri contenuti sono sicuri e adeguati all’età.

Proprio alle piattaforme il rapporto assegna una serie di obblighi tecnici: disattivazione per default dello scroll infinito, dell’autoplay dei video e delle notifiche push per i minori, accesso ai dati garantito ai ricercatori accreditati per monitorare i rischi in tempo reale e sistemi di verifica dell’età che non prevedano tracciamento né raccolta di dati identificativi o biometrici.

Il documento si chiude con una serie di raccomandazioni rivolte a genitori ed educatori, tra cui tenere i bambini lontani dagli schermi nei primi tre anni di vita, promuovere scuole primarie libere da smartphone e stabilire regole condivise in casa, come il divieto di usare lo smartphone a tavola o a letto, oltre a evitare l’uso compulsivo dei dispositivi in presenza dei figli.