Stangata sui carburanti, il diesel in autostrada sfonda i 2 euro

Salta lo sconto sulle accise e il pieno rincara in due giorni. I consumatori: “Automobilisti trattati come polli da spennare”.

Il salasso è servito, e nessuno potrà dire di non essere stato avvisato. Da quando, lo scorso 3 luglio, il governo ha lasciato scadere il taglio delle accise, benzina e gasolio hanno ripreso a correre alla pompa. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) certifica oggi il secondo rialzo consecutivo: sulla rete stradale il prezzo medio del self service è schizzato a 1,844 euro al litro per la benzina (+41 millesimi rispetto a venerdì) e a 1,925 euro per il gasolio (+43). Ma è in autostrada che si consuma la beffa: il diesel ha sfondato il muro dei 2 euro, arrivando a 2,008 euro al litro (+40), con la verde poco distante a 1,938 euro (+44).

A pesare sul portafoglio degli italiani è il mancato rinnovo di quello sconto fiscale che, tra taglio e Iva, valeva 6,1 centesimi al litro. Un piccolo cuscinetto introdotto lo scorso 18 marzo, quando i conflitti in Medio Oriente avevano fatto impennare i listini, e poi prorogato ben sette volte con un costo per le casse pubbliche di circa 2 miliardi di euro.

A far infuriare i consumatori è soprattutto il tempismo. Il barile di greggio, nelle ultime settimane, è crollato: dai 120 dollari toccati ad aprile a meno di 70, con un tonfo del 25% da inizio giugno. Eppure alla pompa si paga di più. Il paradosso è servito proprio all’inizio dell’estate, quando milioni di famiglie si mettono in viaggio per le vacanze.

Sul piede di guerra il Codacons, che ha messo nero su bianco il conto del salasso: il ritorno alle accise piene costerà agli automobilisti 1,4 miliardi di euro all’anno solo per i rifornimenti. Sulla rete ordinaria si vendono oltre 64 milioni di litri al giorno, spiega l’associazione, il che significa un aggravio di quasi 4 milioni di euro al giorno (3,9 per la precisione) sulle spalle degli italiani, “indipendentemente dall’andamento dei prezzi alla pompa”.

Non usa mezzi termini nemmeno l’Unione Nazionale Consumatori (Unc): “Ringraziamo il governo per la stangata che si è abbattuta sugli automobilisti, considerati sempre polli da spennare. Il mancato rinnovo del “già misero sconto”, denuncia l’associazione, ha fatto rincarare un pieno da 50 litri di circa 2 euro in appena due giorni: +2 euro per il gasolio sulla rete stradale, +1,80 in autostrada, +1,90 per la benzina ovunque. “E non è ancora finita”, avvertono, perché molti distributori aggiorneranno i prezzi del servito solo a inizio settimana.

Sul fronte del governo, il ministro Adolfo Urso aveva anticipato la linea: nessuna proroga, “visto che da oltre 20 giorni cala il costo dei carburanti”. L’esecutivo si dice però “sempre pronto” a nuove misure qualora le tensioni sullo stretto di Hormuz dovessero tornare a incendiare i mercati. Intanto, con il ritorno alla tassazione piena, l’Italia si riprende un primato poco invidiabile: quello del Paese con le accise sul diesel più care d’Europa.

La polemica è già anche politica. Il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti ha liquidato i calcoli del Codacons come frutto di “un colpo di sole”, accusando l’associazione di “diffondere dati puntualmente smentiti dai fatti”. Immediata la replica: “La matematica non è un’opinione. Non erano previsioni, ma semplici calcoli sull’incidenza del rialzo delle accise”. Sullo sfondo resta la minaccia dei benzinai delle sigle Faib e Fegica, pronti alla mobilitazione e a una “chiusura prolungata degli impianti”.