Sedata la rivolta in carcere: 8 arresti tra i promotori dei disordini

La protesta nell’istituto penitenziario è scoppiata nella tarda mattinata di sabato ed è stata riportata sotto controllo dagli agenti.

Enna – Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha espresso il proprio plauso alla Polizia penitenziaria per aver evitato conseguenze gravi durante la rivolta scoppiata nel carcere di Enna, sottolineando lo straordinario impegno degli agenti che hanno riportato la situazione alla normalità. Al termine dell’operazione, tutti i detenuti sono stati ricondotti nelle celle, mentre proseguono le perquisizioni negli ambienti dell’istituto. Otto uomini, individuati come promotori della sommossa, sono stati arrestati e verranno trasferiti in altre strutture carcerarie.

Da mesi, secondo quanto raccontato dagli operatori penitenziari e dai civili che lavorano all’interno della struttura, il clima nel penitenziario ennese era diventato sempre più teso, complici i frequenti sequestri di cellulari e sostanze stupefacenti fatte entrare illegalmente. Si tratta di un istituto vecchio e sovraffollato, per il quale sono già stati stanziati fondi destinati alla ristrutturazione.

A far precipitare la situazione sarebbe stato un guasto tecnico: un fulmine, abbattutosi tre giorni fa durante i temporali che hanno colpito la zona, ha messo fuori uso la centralina telefonica dell’istituto, impedendo per giorni ai detenuti di sentire le proprie famiglie. Sabato mattina, sebbene la linea fosse già stata ripristinata, la situazione è comunque degenerata: poco prima delle 11.00 gli agenti hanno scoperto telefoni cellulari e un quantitativo di droga introdotti clandestinamente nell’istituto. Le prime ricostruzioni collegano l’innesco della protesta all’intercettazione, tra le 10.00 e le 10.30, di quattro pacchi lanciati dall’esterno delle mura e destinati ai detenuti, contenenti appunto droga e cellulari.

Nel giro di poco, i detenuti hanno preso il controllo di gran parte della struttura: sia del vecchio padiglione sia del nuovo padiglione, edificato su un’area precedentemente abbandonata e destinato a ospitare i detenuti sottoposti a regime di protezione. Durante la rivolta sono state distrutte le telecamere di videosorveglianza interna e diverse celle sono state devastate.

Solo nel tardo pomeriggio di sabato la situazione è tornata sotto controllo, grazie all’intervento del Gruppo di intervento operativo di Catania, affiancato da rinforzi giunti da altri istituti penitenziari della regione. “Il motivo dei disordini è da ricondurre esclusivamente all’intercettazione dei pacchi lanciati dall’esterno, dal momento che l’impianto telefonico ha sempre funzionato regolarmente”, ha precisato Balboni, ribadendo il proprio ringraziamento agli agenti per aver gestito l’emergenza senza conseguenze gravi.