I poteri forti, quelli politici ed economici, nella veste di pupari, spesso e volentieri orientano l’informazione che da cane da guardia diventa un cucciolo inoffensivo.
Con la diffusione di giornali, periodici, radio e tv, stampa in rete e social, l’informazione si è trasformata in strumento di controllo da parte del potere politico ci concerto con quello economico. Oggi con la rinascita delle destre a livello mondiale, come dimostra il movimento statunitense MAGA, “Make America Great Again” (“Rendiamo l’America di nuovo grande”), utilizzato e reso celebre da Donald Trump durante le sue campagne elettorali presidenziali, il controllo dell’informazione è uno dei punti fondamentali del programma.
Il movimento si identifica con la corrente populista, conservatrice e nazionalista. L’ideologia si concentra fortemente sull’isolazionismo economico (“America First“), sulla stretta all’immigrazione, sulla deregulation e sulla difesa dei valori tradizionali. Ed è grazie, si fa per dire, a questo armamentario teorico che diversi giornalisti statunitensi sono stati arrestati per aver svolto il loro lavoro, ossia scrivere ciò che vedevano, le operazioni di polizia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), come le proteste per gli arresti a Minneapolis, in Minnesota, nel gennaio scorso, in cui sono morte 2 persone per mano degli agenti.
Oggi il programma è la disinformazione su larga scala, controllo di interi settori informativi e guerra cognitiva. Quest’ultima è una forma di guerra ibrida basata sulla conduzione continua e ripetuta di attacchi informativi e operazioni psicologiche principalmente per mezzo di influencer e social media.
Si tratta di attacchi con l’obiettivo di indebolire la società bersagliata causando al suo interno polarizzazione inter e intracomunitaria, processi di radicalizzazione e, persino, fenomeni di rincoglionimento degli individui e collettività.
Queste operazioni si svolgono attraverso una triplice funzione: 1) manipolazione del pensiero con paradigmi culturali di riferimento; l’interferenza a livello fisiologico e biochimico sul cervello; indebolimento, attraverso l’interazione con le macchine, della mente umana. L’obiettivo strategico è il caos, la polarizzazione estrema, supportate da azioni economiche, diplomatiche e militari.

Poi ci si è messa l’Intelligenza Artificiale (IA) con le sue false ricostruzioni che invadono Internet con lo scopo di eliminare il confine tra realtà e finzione per generare coinvolgimento emotivo. Se si pensa che i giornali vendono 1/5 delle copie rispetto a 20 anni fa, si comprende come il fenomeno sia allarmante. Si aggiunge a questo il fatto che il “complesso militare-industriale” stia acquisendo interi pezzi di informazione.
Basti pensare, ad esempio, a Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, che è proprietario del Washington Post. E’ comprensibile, dato il contesto, che l’utente medio non sappia come orientarsi nel magma dell’informazione online. Le concentrazioni editoriali svalutano il ruolo giornalistico, come cane da guardia della democrazia, a semplice impiegato dipendente al servizio del “padrone” di turno.
In Italia la situazione è ancora più difficile per la precarizzazione del lavoro giornalistico, molto diffusa come è emerso anche dal “Il Rule of Law Report” (Relazione sullo Stato di diritto), un documento annuale pubblicato dalla Commissione Europea. Come disse Mao Tse-Tung, citando Confucio, “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Chissà.