Ottanta voti favorevoli per la riforma della legge sulla fauna selvatica, ma le opposizioni annunciano battaglia.
Roma – Con 80 sì, 56 no e 2 astensioni, il Senato ha dato il via libera al cosiddetto ddl caccia, un provvedimento in 20 articoli che ora passa all’esame della Camera. Il testo, a prima firma del senatore di FdI Lucio Malan, aggiorna la legge 157/1992, la norma che da quasi trentacinque anni disciplina la caccia e la protezione della fauna selvatica in Italia.
Il cuore della riforma è il concetto di “gestione attiva” della fauna selvatica: le specie animali non sarebbero più tutelate in modo passivo, ma gestite in funzione dell’equilibrio con le esigenze agricole, la sicurezza delle persone e le attività umane in senso più ampio.
Il percorso in Senato non è stato privo di attriti. Le opposizioni hanno presentato oltre 900 emendamenti e hanno bollato il testo come uno “sparatutto”, temendo un’estensione dell’attività venatoria e un indebolimento delle tutele ambientali e di sicurezza. La protesta è uscita anche dall’aula: diverse associazioni, tra cui Legambiente, Lac, Lav, Enpa, Lipu e Wwf, hanno organizzato un presidio davanti al Senato, a cui hanno aderito esponenti di M5S e PD.
Tra le voci più critiche spicca quella della deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Brambilla ha definito la caccia una forma di violenza su animali indifesi e ha annunciato che si batterà alla Camera per impedire che il testo diventi legge, anche esplorando la strada del referendum abrogativo. Ha inoltre ricordato come la maggioranza degli italiani, secondo i sondaggi, si esprima a favore dell’abolizione della caccia e ha definito la giornata come “la più triste della legislatura”.