La minorenne, che si era svegliata senza ricordare nulla e con vestiti diversi, ha registrato la telefonata in cui l’aggressore ha confessato la violenza.
Milano – Un risveglio confuso nel cuore della notte, la percezione traumatica di abiti diversi da quelli indossati la sera prima e il vuoto totale nei ricordi. Inizia da questo drammatico dubbio l’inchiesta dei carabinieri della stazione di Cesate che ha portato in carcere Jesus Eduardo Q.B., cittadino peruviano di 27 anni residente nell’hinterland milanese, con l’accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza di appena 17 anni.
Come riporta La Repubblica, a incastrare l’uomo e a trasformare i sospetti della minore in prove schiaccianti è stata una conversazione registrata tramite WhatsApp: un drammatico confronto in cui l’indagato ammette l’abuso, interrompendo i dubbi della vittima e provocandone il pianto disperato.
I fatti, ricostruiti nella denuncia presentata dalla minorenne il 12 giugno, risalgono alla notte dell’8 giugno scorso. La ragazza aveva preso parte a una piccola festa nell’abitazione del 27enne insieme a un’altra coppia di amici. Dopo aver consumato alcolici in compagnia, la coppia si è allontanata, lasciando la 17enne da sola con il padrone di casa.
A quel punto, data l’ora tarda e l’assenza di mezzi pubblici per fare rientro, la minore ha chiesto ripetutamente all’uomo di essere accompagnata a casa. Invece di assecondarla, l’indagato l’ha convinta a restare, offrendole ospitalità per la notte. Secondo il giudice per le indagini preliminari Alberto Carboni, questa insistenza non è stata casuale ma “sintomatica di un disegno criminoso che già in quel momento era stato ideato e che aspettava solo di essere tradotto in pratica”. Una vera e propria trappola tesa alla giovane, che si è addormentata nell’appartamento a causa dello stato di alterazione dovuto all’alcol.
Il giorno successivo, lacerata dall’angoscia e dall’assenza di memoria, la 17enne ha deciso di telefonare all’uomo per cercare la verità, registrando l’audio. Di fronte alle domande della minore, l’aggressore ha ammesso: “Sì, abbiamo avuto un rapporto sessuale”, le parole pronunciate al telefono, seguite dal pianto a dirotto della vittima. Nella registrazione, la ragazza ha ribadito con forza la mancanza di qualsiasi consenso: “Io non volevo fare quello”.
Sottoposto a fermo immediato da parte dei militari a seguito del riscontro sui telefoni e delle testimonianze degli altri partecipanti alla festa, il 27enne si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. Pur non convalidando il fermo per l’assenza del pericolo di fuga – l’uomo è provvisto di regolare permesso di soggiorno e di un impiego lavorativo – il gip Alberto Carboni ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Il giudice ha ravvisato un concreto e attuale rischio di reiterazione del reato, sottolineando la “notevole spregiudicatezza” dell’indagato nell’approfittare di una minorenne le cui condizioni psicofisiche erano “macroscopicamente tali da palesare la sua incapacità”, al punto da non lasciarle alcun ricordo dell’accaduto al momento del risveglio.