Il crack è oggi la prima dipendenza in Italia tra i nuovi ingressi a San Patrignano. La scuola deve diventare la prima linea della prevenzione.
Rimini – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per il quadro delineato dall’ultimo Osservatorio sulle Dipendenze della Comunità di San Patrignano, che restituisce l’immagine di un fenomeno in rapida trasformazione e sempre più radicato nelle fasce giovanili della popolazione. I dati diffusi non descrivono soltanto un’emergenza sanitaria, ma rivelano una questione educativa, culturale e sociale che interpella direttamente la responsabilità delle istituzioni e della comunità educante.
Tra le 661 persone accolte nel periodo maggio 2024 – aprile 2025, il crack rappresenta la sostanza primaria di dipendenza nel 32,4% dei casi, superando per la prima volta la cocaina (29,6%) e l’eroina (10,6%). Ancora più significativo è il dato secondo cui il 64,9% degli ospiti ha fatto uso di crack e il 91,7% di cocaina nel proprio percorso di consumo.
La poliassunzione interessa l’88,5% dei nuovi ingressi, confermando come le dipendenze contemporanee siano caratterizzate da un intreccio di sostanze – crack, cocaina, cannabis, alcol e psicofarmaci – che rende sempre più complessi i percorsi di recupero. A ciò si aggiunge il fatto che il 60,8% delle persone accolte presenta problematiche correlate anche all’abuso di alcol, sostanza spesso percepita, soprattutto dai più giovani, come socialmente innocua nonostante le sue gravi conseguenze sul piano sanitario e relazionale.
Non meno allarmante è il progressivo abbassamento dell’età del primo contatto con le droghe. I dati evidenziano che il 58,3% delle persone ha iniziato a fare uso di cocaina prima dei vent’anni, mentre il 72,6% lo ha fatto entro il venticinquesimo anno di età. Tra i minorenni accolti dalla comunità figurano già adolescenti che hanno sperimentato cocaina e crack, confermando come l’età evolutiva rappresenti oggi il terreno più esposto ai fattori di rischio.
Questi numeri impongono una riflessione che non può limitarsi alla dimensione repressiva o terapeutica. Le dipendenze rappresentano spesso l’espressione di una sofferenza più profonda: fragilità emotive, impoverimento delle relazioni educative, difficoltà nel costruire la propria identità, senso di solitudine, precarietà affettiva e incapacità di attribuire significato alle esperienze della vita. Quando vengono meno i riferimenti educativi e le occasioni di partecipazione autentica, il ricorso alle sostanze può trasformarsi nell’illusoria ricerca di una risposta immediata al disagio interiore.
Particolarmente preoccupante appare la crescente normalizzazione del crack tra gli adolescenti. La riduzione della percezione del rischio costituisce uno degli aspetti più insidiosi del fenomeno: una sostanza dagli effetti devastanti viene talvolta considerata meno pericolosa rispetto ad altre droghe, favorendo comportamenti di consumo che compromettono rapidamente l’equilibrio psicofisico, le relazioni familiari, il percorso scolastico e l’inclusione sociale. Quando il pericolo perde la sua riconoscibilità culturale, la prevenzione diventa ancora più urgente.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la scuola debba essere riconosciuta come il principale laboratorio di prevenzione primaria. Essa non può essere chiamata ad affrontare il fenomeno esclusivamente nei momenti di emergenza, ma deve essere posta nelle condizioni di sviluppare percorsi educativi continuativi che favoriscano nei giovani la costruzione del pensiero critico, della consapevolezza di sé, della gestione delle emozioni, del rispetto della propria salute e della capacità di riconoscere le dinamiche di condizionamento esercitate dal gruppo dei pari e dai modelli culturali dominanti.
La prevenzione non può ridursi a incontri occasionali o a campagne informative concentrate in poche giornate dell’anno. Occorre un investimento strutturale che integri stabilmente nei curricoli scolastici l’educazione alla salute, l’educazione ai diritti umani, l’educazione all’affettività, il benessere psicologico e lo sviluppo delle competenze socio-emotive. Promuovere tali dimensioni significa offrire agli studenti strumenti concreti per affrontare l’incertezza, la frustrazione e il conflitto senza ricorrere a comportamenti autodistruttivi.