Diversità sessuale: ancora troppe violenze

A Latina un ragazzo di 15 anni si è tolto la vita perché bullizzato per il suo orientamento sessuale. La stessa sorte è toccata a una ragazza trans di 14 anni a Ragusa.

Omofobia, un virus che non si riesce a debellare. Il 17 maggio scorso si è celebrata la Giornata internazionale contro l’omofobia. E’ una data simbolo per le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuale, transgender) e le istituzioni a favore della promozione dei diritti di ogni essere umano. Si è scelto il 17 maggio perché quel giorno del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) decretò la cancellazione dell’omosessualità come disturbo mentale, considerandola una variante naturale del comportamento umano.

Una giornata riconosciuta dall’ONU e dall’Unione Europea (UE) e dalle associazioni impegnate sulla difesa dei diritti umani. Ogni anno, in questa data, viene presentato il Report di Arcigay (la più grande associazione di promozione sociale per la difesa dei diritti delle persone LGBT), un’indagine che raccoglie, censisce e analizza gli episodi di violenza, discriminazione, odio e intolleranza subiti dalle persone LGBT in Italia.

Gli obiettivi del report sono: il monitoraggio dei casi di omofobia e aggressioni fisiche e verbali; bullismo omofobico; ostacoli lavorativi; sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle discriminazioni sessuali; richiesta di maggiori tutele giuridiche e sociali. I dati diffusi sono il risultato dei fatti riportati dalla cronaca locale e nazionale, oltre a comprendere le richieste di aiuto che arrivano agli sportelli di supporto e ascolto attivi sul territorio.

Purtroppo l’omofobia è ancora molto diffusa su tutto il territorio nazionale. Negli ultimi 12 mesi, secondo i dati di Arcigay, sono stati registrati 127 episodi di violenza, a conferma di come la discriminazione sia un fenomeno consueto e non un’eccezione. Quasi un accadimento normale verso chi sceglie un diverso orientamento sessuale. Il metodo più diffuso sono le app di incontri progettate per conoscere nuove persone, che utilizzano algoritmi e geolocalizzazione.

Tramite questo strumento si sono verificati casi di violenza, rapine, estorsioni e ricatti. Addirittura le app sono state utilizzate per aggressioni di gruppo. Purtroppo, ad Alessandria, ci è scappato il morto. Una ragazza trans è stata adescata da 2 ventenni, rapinata ed uccisa. Così queste applicazioni, nate per mettere in relazione le persone, si sono trasformate in armi da usare per manifestare odio, omofobie e crimine. Neppure i luoghi in cui si incontrano i gay si salvano dalla furia vandalica.

Manifestazioni contro l’omofobia

Sono numerosi, infatti, gli attacchi verso discoteche e locali frequentati dalla comunità omosessuale presi di mira dalle orde barbariche. Poi si sono verificati casi di suicidio. A Latina un ragazzo di 15 anni si è tolto la vita perché non riusciva a sopportare di essere bullizzato per il suo orientamento sessuale. La stessa sorte è toccata a una ragazza trans di 14 anni a Ragusa e ad una drag queen romana.

Un altro punto dolente è rappresentato dalle carceri, luoghi in cui le vessazioni sono pane quotidiano per tutti. A maggior ragione per gli omossessuali vittimi di violenze e stupri. E’ chiaro che l’educazione al rispetto deve iniziare dalle scuole e in tutte le istituzioni pubbliche anche con corsi di formazione. Tuttavia si resta basiti di fronte ai dati e agli episodi di questo tenore.

Come può l’intolleranza e la scelleratezza manifestarsi su scelte private, intime, di una persona che non hanno alcuna rilevanza pubblica? Incomprensibile.