Lui operaio precario, lei incinta al secondo mese: la coppia vive da settimane tra i boschi di Canegrate perché nessuno affitta loro una casa.
Milano – L’emergenza abitativa e la morsa del carovita assumono i contorni drammatici di una tenda da campeggio piantata tra gli alberi. È qui, nel polmone verde che separa la zona industriale di Canegrate dall’area della Muffa a San Giorgio su Legnano, ai margini del Parco del Roccolo, che da più di un mese vivono Stefano e Chantal, 37 e 35 anni. Una scelta forzata e disperata, resa ancora più urgente e dolorosa da una circostanza: Chantal è al secondo mese di gravidanza.
“È una situazione pesante, invivibile. La mattina spero di non svegliarmi”, ha raccontato la donna con voce rotta ai microfoni della trasmissione televisiva Morning News, accendendo i riflettori su una vicenda che sta sollevando profondi interrogativi sulla tenuta sociale del territorio.
Fino a poco tempo fa, la coppia risiedeva in un appartamento a Canegrate insieme alla madre di Stefano, titolare del contratto di locazione. In seguito a gravi dissidi familiari, la donna ha abbandonato l’abitazione. Stefano e Chantal sono rimasti nell’immobile fino a quando la proprietà non ne ha chiesto legittimamente la restituzione. Da quel momento, senza ammortizzatori sociali o reti familiari in grado di assorbire il colpo, per i due è iniziata la strada dell’invisibilità.
La quotidianità nel bosco, specialmente con l’arrivo della stagione più calda, si è trasformata rapidamente in un incubo logistico e sanitario. L’acqua potabile viene recuperata da una fontanella pubblica, mentre i telefoni cellulari – unico legame con il mondo e le opportunità di riscatto – vengono ricaricati con power bank o grazie alla cortesia di conoscenti.
“Ci sono insetti, topi, bisce, calabroni”, elenca Chantal. A questo si aggiunge l’afa estiva: “Quando c’è il sole, già alle sei del mattino bisogna scappare perché la tenda diventa un forno”. Alcuni amici offrono saltuariamente ospitalità per una notte o un aiuto per il bucato, ma si tratta di palliativi che non risolvono il nucleo del problema.
La coppia non chiede assistenzialismo, ma la semplice opportunità di pagare un affitto, anche per un alloggio di piccole dimensioni. Una richiesta che però si scontra con le rigide barriere del mercato immobiliare della provincia milanese. Stefano lavora come operaio, ma il suo contratto è a tempo determinato e scadrà a luglio, complice la crisi dell’azienda in cui è impiegato.
“A causa della mia situazione lavorativa, nessuno vuole darmi una casa”, spiega Stefano, evidenziando il classico circolo vizioso della povertà urbana: senza un contratto a tempo indeterminato e delle garanzie solide, nessun proprietario è disposto a firmare un contratto di locazione.