Milano è “sottosopra”, per chi lavora la casa è ormai un miraggio

Costi di abitazione e trasporti assorbono fino al 60% del salario. Crollano gli affitti stabili (-15% in cinque anni) a favore del mercato turistico e transitorio.

Milano – Non è più solo un’emergenza, ma un fenomeno strutturale che sta ridisegnando i confini della “città reale”. Il terzo rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile (OCA), presentato oggi 22 aprile 2026, scatta una fotografia impietosa: a Milano e nel suo hinterland, lo stipendio non basta più per vivere. La forbice tra salari e costi abitativi si è ulteriormente allargata nel 2024, con i prezzi delle case saliti dell’8,5% e gli affitti del 6,8%, a fronte di buste paga cresciute mediamente solo del 4,2%.

Il rapporto, intitolato significativamente “Milano inside out”, rivela come la crisi dell’abbordabilità abbia ormai “rovesciato” il rapporto tra centro e periferia, rendendo critici anche i comuni dell’hinterland.

Terzo rapporto di ricerca OCA

La città dei “metri quadri impossibili”

Il dato più emblematico emerge dall’indice dei metri quadri che un lavoratore può permettersi destinando il 30% del proprio stipendio netto alla casa:

  • Operai (media 1.542€ lordi): possono permettersi solo 16 mq in acquisto (3 in meno del 2023) o 25 mq in affitto.
  • Impiegati (media 2.707€ lordi): arrivano a 22 mq in acquisto e 34 mq in locazione.
  • Dirigenti: anche per le fasce alte la contrazione è netta; posso permettersi 90 mq in acquisto (ossia 17 mq in meno accessibili rispetto allo scorso anno).
Terzo rapporto di ricerca OCA

Secondo Alessandro Maggioni, Presidente CCL, la soglia di sostenibilità per un canone a Milano non dovrebbe superare i 100-110 euro al metro quadro annuo. Oggi, la media dei nuovi contratti ha sfondato quota 201 euro, rendendo l’accesso alla casa “irrealistico” per le professioni essenziali come infermieri, insegnanti e tranvieri.

L’erosione dell’affitto stabile

Il mercato delle locazioni sta subendo una mutazione genetica. In soli cinque anni (2020-2024), la quota di contratti a lungo termine (i classici 4+4 o 3+2) è crollata dal 66% al 51%. A pesare è l’esplosione degli affitti brevi turistici (+36% nel solo 2024) e dei contratti transitori (+137% dal 2015). La pressione turistica, non compensata da nuove strutture alberghiere, sta letteralmente “mangiando” lo spazio vitale dei residenti stabili, portando i posti letto extralberghieri a superare quota 100.000 unità.

Terzo rapporto di ricerca OCA

L’illusione del “fuori Milano”

Vivere nell’hinterland per risparmiare sta diventando un’equazione fallimentare. Sebbene i canoni siano leggermente inferiori, il peso dei trasporti e del tempo passato nel traffico annulla il vantaggio economico.

  • Pendolari TPL: nei comuni ben serviti (Sesto San Giovanni, Rho, Rozzano), il mix casa-trasporti assorbe tra il 50% e il 60% del salario.
  • Pendolari in auto: per chi è costretto a usare il mezzo privato, i costi totali arrivano a pesare tra il 60% e l’80% del reddito, includendo benzina, manutenzione e tempo perso.

La “città reale” e il bisogno di una regia

Lo studio introduce il concetto di “abitanti telefonici”: grazie ai dati della telefonia mobile, OCA stima che a Milano vivano stabilmente circa 1,6 milioni di persone, quasi 200mila in più rispetto ai residenti anagrafici. Una popolazione “invisibile” di studenti e lavoratori che preme su un mercato già saturo.

I ricercatori del Politecnico di Milano sottolineano l’urgenza di una regia pubblica sovracomunale. Casi studio come quelli di Cinisello Balsamo (welfare integrato), Rho (agenzie per la casa) e Baranzate mostrano che la sfida dell’abbordabilità non può essere vinta dai singoli comuni, ma richiede una visione integrata che unisca politiche abitative, trasporti e lavoro