L’imputato, trovato anche in possesso di materiale pedopornografico, si era difeso parlando di rapporto consenziente.
Genova – Una condanna esemplare che raddoppia nei fatti le richieste formulate dalla stessa pubblica accusa: un educatore di 37 anni è stato condannato a nove anni di reclusione con le accuse di induzione alla prostituzione minorile, cessione di sostanze stupefacenti e detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza, che ha ribaltato le aspettative della vigilia, punisce la condotta dell’uomo, accusato di aver ottenuto rapporti sessuali da una ragazzina di 15 anni offrendole in cambio farmaci ansiolitici, oltre a essere stato trovato in possesso di un immenso archivio informatico illegale.
La drammatica vicenda, ricostruita sulle colonne dei quotidiani locali ligure, affonda le sue radici nel 2023. I due si erano conosciuti e avevano iniziato a scambiarsi messaggi attraverso un’applicazione per appuntamenti online. In seguito alle conversazioni digitali, l’adulto e la 15enne avevano concordato un incontro di persona, durante il quale è stato consumato un rapporto sessuale.
A scoperchiare il caso non è stata la vittima, bensì l’équipe di educatori di una comunità d’accoglienza a cui la giovane era stata affidata per altre problematiche, una struttura del tutto estranea e diversa da quella presso cui prestava servizio l’imputato. Gli operatori, insospettiti da alcuni comportamenti, hanno visionato i messaggi sul telefono della ragazza, rintracciato le chat con il 37enne e sporto denuncia alle forze dell’ordine.
Il collegio giudicante, composto dai magistrati Roberto Cascini, Valentina Vinelli e Riccardo Crucioli, ha vagliato attentamente le risultanze investigative, tra cui il rinvenimento nei dispositivi dell’uomo di migliaia di foto e video contenenti abusi su minori, un vero e proprio catalogo pedopornografico.
In aula, l’imputato – assistito dall’avvocato Giuseppe Sciacchitano – ha provato a ridimensionare le proprie responsabilità penali. Il 37enne ha sostenuto che il rapporto sessuale fosse stato pienamente consenziente e che, solo in un secondo momento, l’adolescente avrebbe chiesto con insistenza della sostanza stupefacente.
Non disponendo di droghe, l’uomo le avrebbe ceduto dello Xanax, un potente farmaco ansiolitico appartenente alla famiglia delle benzodiazepine. In merito alla mole di file pedopornografici sequestrati dalla polizia postale, l’educatore si è giustificato asserendo di aver scaricato l’intero materiale in modo del tutto accidentale e involontario.
La procura aveva formulato una richiesta di condanna a quattro anni e mezzo di carcere. I giudici del Tribunale di Genova hanno però espresso un orientamento di estrema severità. Valutata la gravità intrinseca della condotta, il ruolo professionale protettivo ricoperto dall’imputato e il pericolo insito nella detenzione dei file, il collegio ha quantificato la sanzione in nove anni di reclusione, infliggendo una pena esattamente doppia rispetto a quella invocata dalla pubblica accusa.