Una ragazzina ha trovato il coraggio di denunciare le molestie subite a dieci anni grazie a un percorso scolastico di educazione affettiva. Il cugino, un 38enne, ha patteggiato un anno.
Parma – Il dramma silenzioso di una bambina, rimasto custodito per anni tra le mura domestiche, è emerso nell’unico luogo in cui si è sentita protetta: la scuola. Una studentessa di terza media ha trovato la forza di denunciare le violenze sessuali subite in passato da parte di un familiare, mettendole nero su bianco nella traccia della prova scritta di italiano dell’esame di Stato. La rivelazione ha dato il via a un procedimento giudiziario conclusosi presso il Tribunale di Parma, dove l’aggressore – il cugino della vittima, oggi 38enne – ha patteggiato una condanna a un anno di reclusione.
La vicenda, riportata da La Gazzetta di Parma, evidenzia il ruolo determinante dell’istituzione scolastica come presidio di ascolto ed emersione del disagio giovanile. Nel corso della prova scritta di italiano, la studentessa ha deciso di infrangere l’omertà confidando il proprio segreto al corpo docente: “Quando avevo dieci anni, mio cugino di trent’anni mi si è avvicinato e mi ha toccato in tutte le parti possibili“, ha scritto la minore, rievocando gli abusi patiti tre anni prima.
L’istanza di denuncia non si è esaurita sulla pagina scritta. Supportata dagli insegnanti, la ragazzina è riuscita a confermare e approfondire il racconto anche oralmente, deponendo con lucidità dinanzi all’intera commissione esaminatrice riunita per il colloquio finale.
A fornire alla minore gli strumenti psicologici e terminologici necessari per riconoscere l’abuso e verbalizzarlo è stato un percorso didattico mirato, denominato “W l’amore”. Si tratta di un progetto strutturato di educazione affettiva, emotiva e sessuale promosso dai servizi consultoriali delle aziende sanitarie regionali in collaborazione con le scuole secondarie di primo grado. Attraverso moduli specifici incentrati sull’assertività, sul rispetto del proprio corpo e sul concetto di consenso relazionale, il programma ha offerto alla studentessa la chiave per decodificare il trauma subito e superare la barriera della vergogna.
In seguito alla segnalazione dei vertici della scuola, la Procura della Repubblica ha avviato le indagini preliminari, raccogliendo i riscontri oggettivi che hanno blindato l’impianto accusatorio per il reato di violenza sessuale aggravata su minore.
Il procedimento penale si è definito davanti alla Gip del Tribunale di Parma, Gabriella Orsi. Nel calcolo della pena, il giudice ha concesso le attenuanti generiche all’imputato, tenuto conto della sua condizione di incensuratezza e del versamento preliminare di un parziale risarcimento economico a titolo di ristoro del danno per la vittima.
La condanna a un anno di reclusione è stata formalizzata tramite patteggiamento con il beneficio della sospensione condizionale della pena; una misura, quest’ultima, che il magistrato ha vincolato all’obbligo tassativo per il 38enne di frequentare e portare a termine, per la durata di un anno, un percorso clinico di recupero psicologico presso centri specializzati per autori di reati sessuali.