Scatta l’obbligo di indicare la retribuzione negli annunci di lavoro

Le nuove norme UE impongono alle aziende di comunicare gli stipendi prima ancora del colloquio, con l’obiettivo di ridurre le disparità salariali tra uomini e donne.

Il mercato del lavoro europeo si prepara a una svolta concreta in materia di trasparenza salariale. Con il recepimento della direttiva UE 2023/970, avvenuto in Italia lo scorso 30 aprile e destinato a coinvolgere tutti e 27 gli Stati membri entro il 7 giugno, le regole del gioco cambiano in modo significativo: d’ora in poi ogni offerta di lavoro dovrà indicare chiaramente la retribuzione prevista, senza che il candidato debba aspettare il colloquio per scoprirla.

Le nuove disposizioni valgono tanto per il settore pubblico quanto per quello privato e tutelano chiunque operi con un contratto regolare. Oltre alla retribuzione indicata nell’annuncio, i lavoratori già in forza potranno richiedere, anche attraverso le rappresentanze sindacali, dati aggregati sui compensi medi per genere, così da verificare in modo trasparente se esistano squilibri tra chi svolge mansioni di pari valore. Ai datori di lavoro, invece, è esplicitamente vietato chiedere ai candidati quanto guadagnano o quanto hanno guadagnato in passato e le procedure di selezione dovranno essere condotte senza alcuna forma di discriminazione.

Il cuore della riforma è la lotta al gender pay gap. Le aziende saranno obbligate a rendere accessibili informazioni dettagliate sulle differenze retributive tra uomini e donne e a intervenire concretamente laddove tali differenze risultino ingiustificate. In Italia, dove l’indicazione della RAL negli annunci è ancora un’eccezione piuttosto che la norma, il decreto attuativo varato dal governo segna quindi un punto di rottura rispetto a pratiche consolidate, aprendo una nuova fase nei rapporti tra chi offre lavoro e chi lo cerca.