Pizza e portafoglio: un equilibrio sempre più difficile

In cinque anni la pizza con bibita è aumentata del 26%: un’analisi dell’Osservatorio prezzi e tariffe racconta un’Italia sempre più divisa tra convenienza e rincari.

Trentadue anni fa, Pulp Fiction ci ha regalato la filosofia del quarto di libbra con formaggio. In Italia, da decenni, l’equivalente culturale è più semplice: una pizza e una bibita. Economica, condivisa, democratica. O almeno lo era.

I numeri raccolti dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy su trenta città italiane raccontano una storia diversa. In un anno i prezzi sono saliti del 4,4%. Dal 2021, la crescita complessiva supera il 26%. Non è un’impennata verticale, ma è una pressione costante, quella che non fa rumore ma cambia le abitudini.

Chi si aspetta Milano o Venezia sul gradino più alto del podio resterà deluso. La città dove una pizza con bibita costa mediamente di più è Bolzano: 15 euro a scontrino. Seguono Palermo e Sassari, entrambe appena sopra i 14,50 euro, un dato che ribalta molti luoghi comuni sul costo della vita al Sud. Trento e Firenze si confermano care, mentre Roma, con una media di 11,45 euro, si rivela sorprendentemente accessibile per essere la Capitale. La maggior parte delle città si posiziona nella fascia 10-12 euro, ma la soglia dei 12 euro, media dell’intero campione, viene ormai valicata con crescente frequenza. Resistono sotto i 10 euro solo Reggio Calabria e Livorno: due eccezioni che confermano la regola.

La media, però, è solo una parte del racconto. Quello che i numeri aggregati nascondono è spesso più rilevante di ciò che mostrano. A Palermo, nello stesso tessuto urbano, una pizza con bibita può costare 9 euro oppure 28: una differenza di oltre il triplo tra il locale più economico e quello più caro. Milano e Firenze mostrano dinamiche simili, seppur meno estreme: nella metropoli lombarda la forbice va da 8 a 22,50 euro, sotto la cupola del Brunelleschi da 8,50 a 20.

Non si tratta semplicemente di locali buoni e locali scadenti: è la fotografia di un mercato che si polarizza, dove la pizza gourmet e la pizza di quartiere coesistono sempre più lontane, nel prezzo, nel pubblico, nel senso stesso del prodotto. All’estremo opposto c’è Reggio Calabria: non solo la città più economica del campione, ma anche quella con la variabilità minore, appena 2 euro di scarto tra il minimo e il massimo. Bari, Perugia e Terni si fermano a 2,50: mercati stabili, poco frammentati, ancora fedeli all’idea originale della pizza come cibo popolare.

Sul fronte dei rincari nel lungo periodo, è il Sud a segnare i cambiamenti più bruschi. Dal 2021, Palermo ha visto i prezzi crescere del 60%, il dato più alto tra le città analizzate. Napoli, culla della pizza per antonomasia, segue con un +51%. Numeri che pesano soprattutto sulle famiglie con redditi medi e bassi, per le quali la pizzeria del venerdì sera non è un lusso ma una piccola, irrinunciabile ritualità.