Sequestrate aree contaminate e migliaia di chili di amianto abbandonato: dieci persone denunciate dalla Guardia di Finanza.
Rimini – La tutela ambientale ricade tra i compiti concorsuali condotti dalla Guardia di Finanza e proprio con questo scopo è stata strutturata l’operazione “Zero Amianto”.
Sotto il coordinamento di tre diverse Procure (Ravenna, Forli e Rimini) ognuna per i territori di rispettiva competenza, il controllo economico finanziario del territorio del personale del Reparto Operativo Aeronavale di Rimini, ha condotto al sequestro di un’ingente quantità di rifiuti pericolosi, tra cui manufatti e lastre in eternit contenenti amianto, abbandonati su terreni agricoli e in prossimità di aziende attive e dismesse presenti sul territorio.
In particolare, l’azione di contrasto all’abbandono di rifiuti si è concretizzata attraverso un preliminare censimento e analisi, con le banche dati in uso al Corpo, delle aziende operanti nel settore agricolo ed edilizio presenti sul territorio; successivamente l’attenzione è stata focalizzata nei confronti dei manufatti accatastati negli anni passati in cui la fibra di cemento era parte integrante dell’edilizia. Lo screening ha riguardato sia le imprese risultate, allo stato, inattive nonché quelle dismesse, incrociando i dati anche con le informazioni relative agli accessi ai bandi regionali predisposti per l’erogazione di appositi contributi utili allo smaltimento dell’amianto.
I dati analizzati sono stati successivamente documentati da una “materiale” attività di osservazione condotta sul territorio sia dalle pattuglie della Stazione Navale di Rimini sia impiegando le moderne tecnologie imbarcate sugli elicotteri della Sezione Aerea di Rimini, soprattutto per investigare e registrare le evidenze nelle zone difficili da raggiungere per le vie ordinarie.
Dall’analisi di tutte le informazioni ottenute sono state individuate n. 2 aziende e n. 4 privati risultanti avere nella propria disponibilità aree e manufatti con coperture in eternit tenuti in stato di degrado, abbandono e privi di qualsivoglia copertura idonea a contenere la dispersione di fibre di amianto. Inoltre, nelle pertinenze degli immobili sono stati individuati in stato di abbandono una enorme quantità di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi tra cui numerose onduline in eternit contenenti amianto depositate su terreno vergine.
Nel dettaglio, i finanzieri hanno sequestrato complessivamente aree per un totale di 14.500 mq circa su cui hanno accertato la presenza di:
- circa 200.000 kg di amianto in stato di abbandono e deterioramento;
- 13 manufatti adibiti a depositi e/o riconducibili ad aziende dismesse, realizzati revalentemente in lastre di amianto, in parte distrutte e prive di qualsiasi sistema di protezione;
- circa 900 kg di altri rifiuti speciali pericolosi su terreno vergine, quali olii esausti, rotoli in lana di vetro, batterie al piombo, contenitori sostanze pericolose ecc.
- circa 80.900 kg di rifiuti speciali non pericolosi disseminati sul terreno, quali rifiuti inerti, plastica, ferro, RAEE, pneumatici fuori uso, legno, vetro, ecc.
L’operazione in parola è stata possibile grazie anche all’intervento di personale specializzato dell’ARPAE, con cui il Corpo ha sottoscritto un recente protocollo d’intesa a livello regionale, per la catalogazione del rifiuto ed a seguire l’ausilio del personale del dipartimento di prevenzione dell’AUSL Romagna volto ad accertare il reale rischio per la salute pubblica. Di fatti, l’assenza di misure di impermeabilizzazione e protezione sicuramente non contribuiva a contenere il rischio di dispersione associato, con potenziali gravi conseguenze per l’ambiente e la salute pubblica.
Per tali ragioni, i finanzieri hanno posto sotto sequestro le aree interessate e il materiale rinvenuto, denunciando n. 10 (dieci) soggetti all’Autorità Giudiziaria per violazioni in materia di gestione illecita di rifiuti e deposito incontrollato a mezzo abbandono dei rifiuti pericolosi, in violazione degli articoli 192, 255, 255 bis e 255 ter del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) così come riformulati di recente dal legislatore che ha inasprito le pene rispetto alle fattispecie di reato contro l’ambiente.