Un milione di siciliani rinuncia a curarsi

SINALP e Rete Sociale Attiva denunciano “un sistema al punto di non ritorno. Basta privatizzazione della salute e liste d’attesa infinite”.

Il SINALP Sicilia e l’Associazione Consumatori Rete Sociale Attiva Sicilia denunciano con forza il drammatico stato della sanità pubblica siciliana, ormai giunta ad un punto di non ritorno. La Sicilia sta vivendo il progressivo smantellamento del diritto costituzionale alla salute. Un sistema sanitario che dovrebbe garantire cure universali, gratuite ed efficienti si è trasformato, nel tempo, in un modello sempre più inaccessibile, lento, disorganizzato e profondamente diseguale.

Un milione di siciliani oggi rinuncia a curarsi. Non per scelta, ma perché schiacciato da liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso, carenza di medici e costi insostenibili della sanità privata. La Sicilia è stata bocciata sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), mentre continuano scandali, inchieste giudiziarie, ritardi diagnostici gravissimi, ospedali fatiscenti e strutture prive perfino delle condizioni minime di sicurezza.

Quanto accaduto pochi mesi fa a Trapani con gli esami istologici consegnati dopo mesi, le inchieste su tangenti e appalti, fino all’ascensore precipitato nell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, non sono episodi isolati, sono il simbolo di una sanità pubblica abbandonata e umiliata.

Da anni denunciamo che la progressiva regionalizzazione della sanità, avviata dopo la riforma Bindi, ha trasformato il Servizio Sanitario Nazionale in tanti sistemi regionali diseguali, aprendo la strada alla privatizzazione della salute e al business delle assicurazioni sanitarie.

Quella riforma, presentata come modernizzazione, ha invece aumentato le disparità tra regioni ricche e regioni povere trasformando la salute in un settore economico. Aprendo enormi spazi di profitto alla sanità privata e alle compagnie assicurative riducendo sempre più il ruolo dello Stato nella tutela diretta del diritto alla cura.

Mentre il sistema pubblico arretra, cresce una rete parallela di sanità privata sostenuta da assicurazioni, fondi integrativi e convenzioni, dove chi può pagare si cura subito e chi non può resta in lista d’attesa o rinuncia alle cure.

Questo modello sta distruggendo il principio costituzionale dell’universalità della sanità pubblica. Oggi chi ha soldi si cura subito nel privato. Chi non può permetterselo aspetta mesi o rinuncia alle cure. Si sta costruendo una sanità a doppio binario: una privata veloce per chi paga, ed una pubblica lenta e impoverita per il resto dei cittadini.

Il caso della Svizzera, dove, dopo il tragico incendio della discoteca nel Canton Vallese, che coinvolse giovani italiani, gli ospedali privati hanno chiesto il pagamento delle degenze ai giovani italiani ricoverati, è a dimostrazione di cosa accade quando la salute diventa merce e profitto.

Non accetteremo che questo modello venga imposto anche in Sicilia. La verità è semplice: non manca il denaro, mancano le scelte politiche a difesa della sanità pubblica. Mentre si finanziano sprechi, clientele e interessi privati, ospedali e lavoratori sanitari vengono lasciati soli a gestire un’emergenza permanente.

Il SINALP Sicilia, con il suo Segretario Andrea Monteleone e la Delegata Regionale Natascia Pisana, e la Rete Sociale Attiva Sicilia, con il suo Delegato Regionale Giuseppe Dioguardi, chiedono al Governo Regionale ed all’Assessore alla Salute della Regione Siciliana di smetterla di continuare a discutere “del sesso degli angeli” ma di lavorare realmente per il benessere dei siciliani.

Bisogna lavorare su:

  • assunzioni straordinarie di personale sanitario;
  • abbattimento reale delle liste d’attesa;
  • investimenti urgenti negli ospedali pubblici;
  • trasparenza totale su appalti e gestione sanitaria;
  • stop alla privatizzazione strisciante della salute;
  • rilancio vero del Servizio Sanitario Pubblico.

La salute non è un lusso. La salute non è un business. La salute è un diritto costituzionale che deve tornare ad essere garantito a tutti i cittadini.