Chi vive in zone periferiche con scarsa mobilità, senza servizi di prossimità né luoghi di socializzazione è più soggetto ad un invecchiamento precoce. E se ne va prima del tempo.
Dimmi in quale quartiere vivi e ti dirò come invecchi! Finora si è sempre pensato che vivere a lungo dipendesse dalla genetica e dal regime alimentare. Fattori che senz’altro contribuiscono a fare invecchiare l’organismo in buona salute. A questi va aggiunto, però, l’ambiente sociale in cui si vive. La New York University School of Global Public Health è una prestigiosa scuola di specializzazione della N.Y. University, orientata all’insegnamento e la ricerca in salute pubblica con una prospettiva internazionale.
E’ ubicata nel cuore di Manhattan, precisamente al 708 di Broadway, nel quartiere NoHo/Greenwich Village. Broadway non è solo il cuore del teatro commerciale di altissimo livello a New York City ma anche per la ricerca accademica con soluzioni pratiche per la salute delle popolazioni. Se la prima può essere considerata nutrimento per lo spirito, la seconda supporto per la salute umana.
Ora questo prestigioso ateneo ha effettuato uno studio secondo cui gli abitanti che vivono in quartieri con scarse possibilità educative, culturali ed economiche accelerano il processo di invecchiamento. Non pare una scoperta eccezionale, anzi sembra la scoperta dell’ovvio. Qualsiasi persona dotata di buon senso sa, senza dati alla mano, che avere più chance di scelta aiuta a vivere e invecchiare meglio.
Per arrivare a questa “sconvolgente” conclusione sono stati utilizzati una serie di indicatori: qualità dell’aria e dell’acqua, reddito, istruzione e accesso ai servizi. Chi vive in zone periferiche con scarsi trasporti, servizi di prossimità, luoghi di socializzazione è più soggetto ad un invecchiamento precoce. Il fulcro della ricerca sono state le cosiddette “cellule zombie”, scientificamente note come “cellule senescenti”, ossia vecchie o danneggiate che smettono di dividersi ma, invece di morire, restano attive nei tessuti.
Accumulandosi con l’età rilasciano sostanze tossiche (SASP) che infiammano e danneggiano le cellule sane circostanti, accelerando l’invecchiamento e favorendo malattie croniche come diabete, cancro e artrite. Ebbene le persone che vivono in quartieri con scarse possibilità hanno registrato un livello più alto di cellule zombie. Il reddito, l’ambiente di lavoro, la casa in cui si vive sono tutti elementi che incidono non poco sugli abitanti.

E’ come se lo stress legato al lavoro e all’ambiente si trasformasse in un fattore che incide biologicamente nel corso della vita. I quartieri dovrebbero essere forniti di servizi essenziali e infrastrutture accessibili e non lasciare tanti cittadini in età avanzata alla mercé della solitudine e dell’angoscia. Il quartiere non deve essere solo uno spazio per abitarci ma un luogo per viverci nella pienezza delle possibilità.
Solo in questo modo potranno diminuire le disparità sociali. Un quartiere sano e “ricco” di occasioni fa bene alla salute e allunga la vita. I benefici erogati potranno estendersi a tutto l’apparato economico e sociale del welfare e dell’assistenza.
Un anziano con patologie ha costi notevoli per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN), che gravano prevalentemente sulla fiscalità generale, ovvero le tasse pagate dai cittadini e in parte minore direttamente sugli stessi utenti tramite la spesa privata. La salute si è trasformata in un grande business, a tutto vantaggio delle case farmaceutiche e dei colossi della sanità privata.
Più pazienti ci sono, più crescono i loro profitti.