Auto sulla folla, Salim El Koudri: “Andavo più forte che potevo”

Primo colloquio in carcere tra il 31enne e il legale, che chiederà la perizia psichiatrica: “Inconsapevole e confuso”. Dalle indagini emergono mail di minacce inviate all’Università nel 2021.

Modena – “Sono uscito perché quel giorno morivo. Non volevo fare del male a nessuno”. Sarebbero queste le prime, frammentarie dichiarazioni di Salim El Koudri, il 31enne accusato di strage e lesioni aggravate per aver travolto sabato scorso la folla in via Emilia Centro a Modena, provocando otto feriti, di cui quattro in condizioni critiche. Nel corso del primo colloquio in carcere con il suo difensore, il giovane ha mostrato un quadro di profonda confusione mentale, sconnettendosi dalla realtà e ricostruendo i drammatici fatti solo se stimolato dalle domande del professionista.

L’avvocato d’ufficio Fausto Giannelli ha tracciato un ritratto clinico allarmante del detenuto, attualmente ristretto in regime di isolamento e costantemente vigilato. “Lui non ha memoria di quello che ha fatto, sembra ricordare le cose come se le avesse compiute un altro”, ha spiegato il legale. El Koudri ha ammesso di ricordare solo la forte velocità (“andavo più forte che potevo”), ma ha reagito con autentica sorpresa e sgomento alla notizia del ferimento dei passanti, inclusa la donna 69enne che ha subito l’amputazione delle gambe.

Durante l’incontro, il 31enne ha domandato sigarette, libri e, inaspettatamente, una Bibbia e il colloquio con un sacerdote cattolico. Richieste definite singolari dallo stesso avvocato, poiché l’indagato non risulta battezzato e, a differenza del nucleo familiare, non ha mai frequentato la comunità islamica di Ravarino, né praticato il Ramadan.

La difesa ha già annunciato che presenterà istanza formale per sottoporre il 31enne a una perizia psichiatrica, ritenendola la priorità assoluta per definire la capacità di intendere e volere al momento del reato.

Nel frattempo, la Procura della Repubblica di Modena ha conferito l’incarico formale al consulente informatico Simone Gardella per analizzare i dispositivi sequestrati (tablet, computer e vecchi telefoni cellulari). La Squadra Mobile ha riscontrato la presenza di comunicazioni dal contenuto bizzarro e delirante, ma ha escluso in modo categorico legami con reti dell’estremismo religioso o processi di auto-radicalizzazione. Il gesto, dunque, non presenta alcuna matrice politica o ideologica.

Dall’analisi dei vecchi canali di comunicazione dell’indagato è emerso tuttavia un forte elemento di risentimento sociale, legato alla frustrazione per lo stato di disoccupazione. Nel 2021, El Koudri aveva inviato quattro messaggi di posta elettronica dai toni fortemente minacciosi ai vertici dell’Università di Modena, dove aveva conseguito la laurea triennale in Economia Aziendale.

“Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere, bastardi cristiani. Voglio lavorare, si legge nei testi, conditi da pesanti insulti e invettive contro la religione cristiana. Una rabbia cupa e scatti d’ira che, secondo i conoscenti, facevano da corredo a una quotidianità priva di relazioni sociali o affettive, coerente con la diagnosi di disturbo schizoide di personalità che le strutture sanitarie gli avevano formulato nel 2022, prima che il giovane decidesse autonomamente di interrompere le cure nel 2024.