Il killer di Giancarlo Siani resta al 41 bis: la Cassazione respinge il ricorso

Quarant’anni dopo l’agguato di via Romaniello, la Suprema Corte conferma che Baccante rimane legato al clan Nuvoletta.

Napoli – Quarant’anni non bastano a cambiare tutto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di revoca del regime detentivo speciale presentata da Luigi Baccante, classe 1951, ritenuto uno degli esecutori dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giovane cronista del Mattino assassinato a Napoli il 23 settembre 1985. Per i giudici, l’uomo non ha mai compiuto un autentico percorso di distacco dall’organizzazione criminale di appartenenza. Il 41 bis rimane.

La decisione, firmata dalla presidente Paola Masi, si innesta su una riflessione più ampia che parte dalle parole di Paolo Siani, fratello della vittima e parlamentare. Richiamando l’articolo 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena, Paolo Siani ha sottolineato che quella funzione non può restare sulla carta: deve trovare riscontro concreto nei comportamenti del condannato. E il comportamento di Baccante, stando all’analisi dei magistrati, non ha fornito quei riscontri.

Nelle tre pagine del provvedimento emerge un profilo preciso: anni di silenzio ostinato, un atteggiamento che i giudici non leggono come discrezione ma come omertà, cioè come la conferma di un’adesione profonda a un sistema di valori criminali mai abbandonato. Sulla base del lavoro investigativo coordinato dal Pm anticamorra Cristina Curatoli, la Cassazione ha concluso che rimuovere le restrizioni esporrebbe la collettività al rischio concreto di una riattivazione dei suoi legami con il circuito delinquenziale. Il clan Nuvoletta, si sottolinea, non è un fantasma del passato: è ancora radicato nel territorio alle porte di Napoli.

Quella sera del settembre 1985, Giancarlo Siani stava rientrando a casa al Vomero a bordo della sua Citroën Mehari verde. Aveva ventisei anni, era un precario che scriveva di camorra con la precisione di chi conosce le strade di cui parla. Qualche mese prima, il 10 giugno, aveva pubblicato un articolo in cui svelava che l’arresto del boss Valentino Gionta era stato favorito proprio dai Nuvoletta, che volevano eliminare un rivale scomodo. Una notizia che aveva fatto tremare gli equilibri tra i clan. Quando l’auto si avvicinò all’ingresso del complesso residenziale di Villa Majo, in via Vincenzo Romaniello, i sicari erano già in attesa. Baccante è indicato come uno dei soggetti inviati da Angelo Nuvoletta per eseguire la condanna.

I giudici segnalano uno scenario in cui la criminalità organizzata ha imparato ad aggirare le restrizioni carcerarie attraverso strumenti tecnologici: i droni vengono utilizzati come corrieri silenziosi capaci di recapitare cellulari e SIM all’interno delle strutture detentive, garantendo canali di comunicazione altrimenti impossibili. Una minaccia concreta che rende ancora più necessario il mantenimento di misure come il 41 bis per chi non ha dimostrato di essersi definitivamente staccato dall’organizzazione.

Nel frattempo, a Marano di Napoli, storico feudo dei Nuvoletta, i segnali di una riorganizzazione interna al clan non mancano: un anziano è stato ucciso, un altro episodio di gambizzazione ha recentemente agitato il territorio. La guerra sotterranea continua.