Quando costruiremo i rifugi per i civili?

Queste strutture, necessarie in caso di conflitto, sono ancora solo un progetto cantierabile. Eppure la guerra potrebbe interessarci direttamente da un momento all’altro.

Cresce il budget per gli armamenti ma i “rifugi civili” sono quasi tutti fuori uso. Mai come in questa fase storica, dopo la seconda guerra mondiale, è alto il rischio di un intervento bellico diretto degli Stati dell’Unione Europea (UE). Ma, come al solito, si fanno i conti senza l’oste. Sul territorio europeo mancano “rifugi civili” per le emergenze. Il caso è venuto alla luce quando, durante la notte tra l’1 e il 2 marzo 2026, a Cipro, un drone di probabile fabbricazione iraniana ha colpito una base britannica.

Per fortuna ha causato danni limitati e nessuna vittima. L’attacco pare sia avvenuto dopo il via libera britannico all’uso delle basi per scopi difensivi, in particolare dopo l’autorizzazione a colpire siti missilistici iraniani. Da questo fatto sono scaturiti una serie di sopralluoghi che hanno portato alla scoperta di “rifugi civili” sparsi sull’isola in stato comatoso. Cipro ha fatto da apripista ad un problema che riguarda tutto il continente.

I rifugi esistenti risalgono alla guerra fredda e col tempo si sono deteriorati. Secondo la legislazione europea trattandosi di un problema di protezione civile, la cura e il mantenimento spetta agli Stati nazionali. Tuttavia l’UE può controllare come si risponde alle emergenze, grazie al Meccanismo Unionale di Protezione Civile (UCPM), uno strumento che coordina la cooperazione tra Stati membri e altri paesi partecipanti per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle catastrofi naturali o provocate dall’uomo. Gestisce l’assistenza urgente quando un’emergenza supera le capacità nazionali. 

Inoltre prevede il dispiegamento, sul suolo continentale, di una serie di rifugi temporanei. Essendo tende e prefabbricati sono perlopiù utilizzabili per spostarvi persone e non per resistere ai bombardamenti. Questi rifugi hanno avuto il loro battesimo del fuoco in Ucraina, a causa della guerra con la Russia, praticamente vicino alle nostre porte di casa.

C’è da registrare che tra gli Stati dell’UE esistono forti disparità. In Finlandia, l’85% dei suoi abitanti possono usufruire di una serie di rifugi a doppio uso secondo una visione di “difesa totale”. I Paesi baltici sono molto avanti nel settore, interessando anche scuole ed ospedali. Forse perché memori di una storia segnata da numerose guerre, occupazioni e, attualmente, vivono una forte tensione geopolitica. Nel XX secolo sono stati occupati sia dalla Germania nazista che dall’URSS, mentre oggi affrontano una “guerra ibrida” con la Russia, caratterizzata da sabotaggi e tensioni al confine.

I rifugi antiaerei e resistenti ai bombardamenti dovrebbero già essere una realtà, invece…

Stati come Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia e Spagna hanno una bassa copertura sul territorio ma nei programmi dei governi nazionali c’è l’intenzione di investire ingenti risorse finanziarie per i rifugi. Non ci è dato sapere quando i lavori partiranno e la data della loro costruzione. Nel frattempo mentre si indicono le gare di appalto, la guerra può scoppiare da un momento all’altro. L’UE, secondo il trattato, non può promulgare norme valide per tutti.

Può solo dare indicazioni, suggerimenti, direttive e, dal punto di vista finanziario, erogare fondi di prevenzione. Non c’è in agenda alcun tipo di programma relativo alla costruzione di rifugi civili. L’ideale sarebbe deporre le armi e investire in istruzione, sanità e lavoro.

Ma la cronaca, purtroppo, ci racconta altro, per cui bisogna essere pronti e preparati al peggio. Altrimenti è come andare in guerra senza armi e munizioni.