Caro carburanti, Trasportounito conferma lo sciopero dei Tir: rischio scaffali vuoti

I sindacati annunciano il blocco nazionale dei mezzi pesanti dal 20 al 25 aprile. La protesta nasce da una crisi definita “senza precedenti”.

Il settore dell’autotrasporto conferma il braccio di ferro con il governo e le istituzioni. Nonostante la richiesta di revoca avanzata dalla Commissione di Garanzia sugli scioperi, Trasportounito ha ratificato il blocco nazionale dei mezzi pesanti dal 20 al 25 aprile 2026. La protesta nasce da una crisi definita “senza precedenti”, innescata dall’impennata dei costi del gasolio, che in molte aree ha stabilmente superato la soglia dei 2 euro al litro, rendendo insostenibili i bilanci delle imprese. Il rischio è che i rincari speculativi legati allo Stretto di Hormuz vadano a sovrapporsi alle dinamiche interne, creando una tempesta perfetta per l’economia globale.

Le ragioni della protesta

Il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, ha usato toni durissimi per descrivere la situazione del comparto, parlando di una “totale latitanza” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Secondo Longo, il caro carburante ha fatto esplodere una crisi latente, spingendo migliaia di piccole e medie imprese verso il fallimento tecnico. Le associazioni di categoria denunciano come l’aumento dei costi di gestione non sia più compensato dalle tariffe di trasporto, lasciando i vettori nell’impossibilità di coprire persino le spese vive dei viaggi.

Cosa accadrà dal 20 aprile

Il fermo, che durerà quasi una settimana, promette di paralizzare i gangli vitali dell’economia italiana:

  • Blocchi e assemblee: sono previsti presidi in circa 100 città italiane, con assemblee permanenti indette da Unatras nelle principali piazze e snodi logistici.
  • Effetto Sicilia: nell’isola la protesta è già realtà e proseguirà fino al 18 aprile, interessando porti e trasporti intermodali, con i primi segnali di rallentamento nelle forniture.
  • Rischio scaffali vuoti: poiché la stragrande maggioranza delle merci in Italia viaggia su gomma, lo stop prolungato minaccia direttamente l’approvvigionamento della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Il timore è che già dai primi giorni della prossima settimana possano scarseggiare i prodotti freschi nei supermercati.

Lo scontro con la Commissione di Garanzia

La vicenda assume anche un contorno legale e amministrativo. La Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha tentato di bloccare la mobilitazione, ma i sindacati hanno deciso di procedere comunque, definendo il fermo “lo specchio di un’emergenza letale” che non può più attendere i tempi della burocrazia.

Le autorità monitorano con attenzione la situazione per evitare che la protesta possa degenerare in blocchi stradali selvaggi o tensioni ai varchi portuali, mentre i consumatori si preparano a una settimana di possibili rincari e carenze distributive.