SINALP: “Isola sfruttata sul petrolio e penalizzata dai costi, serve un prezzo etico del carburante”.
Dalla mezzanotte di ieri, la Sicilia è entrata in una fase di paralisi logistica totale. Il fermo di 5 giorni (fino al 18 aprile) degli autotrasportatori non è solo una protesta sindacale, ma una presa di posizione radicale di un settore in forte crisi. La mobilitazione è stata definita “chirurgica”: niente blocchi stradali, ma stop totale alle operazioni di carico e scarico nei principali porti, con conseguenze dirette sui rifornimenti alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
Il SINALP sostiene la protesta e chiede impegni concreti e formali da parte del Governo nazionale, denunciando una situazione considerata insostenibile per il comparto.
Al centro delle rivendicazioni, il tema del caro carburante e delle disparità territoriali. Secondo il sindacato, la Sicilia produce circa il 25% del petrolio nazionale, ospita importanti poli petrolchimici come Priolo e Gela e giacimenti gestiti da ENI, ma non beneficia economicamente di queste risorse.
“La Sicilia è seduta su un tesoro che le appartiene di diritto – dichiara il segretario regionale SINALP Andrea Monteleone – ma i siciliani subiscono i costi ambientali e sanitari senza alcun ritorno economico”.
Il sindacato denuncia inoltre il peso della tassa ETS (Emission Trading System), i cui costi vengono scaricati sugli autotrasportatori attraverso gli aumenti dei traghetti (fino a 400 euro a tratta), oltre al rincaro generalizzato dei trasporti e del carburante.
Tra le richieste avanzate:
- introduzione di un “prezzo etico” del carburante per residenti e imprese siciliane;
- reinvestimento dei proventi ETS nel sistema dei trasporti isolano;
- maggiore trasparenza e stabilizzazione degli incentivi come il programma “Sea Modal Shift”;
- riconoscimento concreto del diritto all’insularità.
Nel frattempo, la segreteria SINALP ha presentato il nuovo CCRL (Contratto Collettivo Regionale di Lavoro) del comparto trasporti, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle imprese siciliane e tutelare i lavoratori.
Il messaggio è netto: la Sicilia non vuole più essere considerata una periferia economica, ma un hub energetico e logistico strategico, capace di valorizzare le proprie risorse senza subire gli effetti delle crisi globali.