“Piccola mia, guarda come si fanno le canne”: padre condannato

Per anni l’uomo ha tentato di spingere la figlia, che era andata a vivere da lui dopo la morte della madre, al consumo di stupefacenti.

Roma – È una vicenda di profondo degrado educativo quella ricostruita da Il Corriere della Sera, che vede come protagonista un uomo di 40 anni, di professione informatico, condannato dal Tribunale a quattro anni e due mesi di reclusione per maltrattamenti. La sentenza ha superato di cinque mesi la stessa richiesta della Procura, sottolineando la gravità di un comportamento protrattosi per cinque anni, dai 8 ai 13 anni della figlia.

Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo non si sarebbe limitato a un ruolo passivo, ma avrebbe tentato attivamente di iniziare la figlia all’uso di sostanze stupefacenti attraverso un “martellamento” psicologico iniziato nel 2018, quando – poco dopo la tragica scomparsa della madre della bambina – la piccola era andata a vivere con lui.

Gli episodi emersi durante l’istruttoria dipingono un quadro inquietante. L’uomo avrebbe rivolto alla piccola frasi come: “Non mi arrabbio se fai uso di droghe, mi arrabbio se la usi e non me ne lasci un po’”. In diverse occasioni, il padre avrebbe mostrato alla figlia come preparare uno spinello, lasciando poi deliberatamente i cannabinoidi e l’occorrente sul tavolo di casa, sperando che la bambina mettesse in pratica i suoi “insegnamenti”.

Per vincere la diffidenza della figlia, l’imputato avrebbe persino utilizzato dei servizi televisivi che elencavano i presunti effetti positivi della cannabis, cercando di normalizzare un comportamento che la bambina, nonostante la giovanissima età, percepiva come profondamente sbagliato. Il dibattimento ha chiarito un punto fondamentale: la minore non ha mai ceduto alle pressioni del genitore. Nonostante avesse la materia prima a disposizione e subisse continue sollecitazioni, non ha mai assunto droghe, né leggere né pesanti.

Per cinque anni, la ragazzina ha protetto il padre, mantenendo il segreto con amici e nonni. Un silenzio dettato dal timore di metterlo nei guai e dalle esplicite preghiere dell’uomo. La spirale si è interrotta solo nel 2023, quando i docenti della giovane hanno intuito la realtà dei fatti, facendo scattare immediatamente la denuncia alle autorità.

Oggi le strade dei due si sono definitivamente separate. Il Tribunale, oltre alla condanna detentiva, ha imposto al 40enne il divieto di avvicinamento alla figlia. La ragazza, che per anni ha vissuto in un contesto di isolamento e insegnamenti distorti, è stata affidata ai nonni, con i quali sta cercando di ricostruire una normalità lontana dalle ombre proiettate dalla condotta paterna.