I parenti diretti di meduse e anemoni stanno morendo a vista d’occhio sia per l’inquinamento dilagante sia per le modifiche del clima. Correre ai ripari prima dell’estinzione.
I coralli sono a rischio scomparsa per gli oceani troppo caldi. Nulla si salva dal cambiamento climatico, non c’è scampo. A questo atroce destino non sfuggono nemmeno questi splendidi organismi marini coloniali. A causa del surriscaldamento degli oceani si verifica il fenomeno dello “sbiancamento”. Quando l’acqua è troppo calda, i coralli si stressano ed espellono le alghe che vivono nei loro tessuti, fornendo nutrimento e colore. Senza di esse diventano bianchi e spesso muoiono di fame.
La principale causa è l’aumento delle temperature marine Anche un innalzamento di soli 1-2 °C prolungato per settimane può essere fatale. Un altro fattore scatenante è l’acidificazione degli oceani, ossia la progressiva diminuzione del pH delle acque marine causata dall’assorbimento dell’anidride carbonica, emessa in atmosfera dalle attività umane.
Quando la CO2 si scioglie, forma acido carbonico, rendendo l’ambiente corrosivo per molluschi e coralli che costruiscono gusci calcarei. Ma di attori che hanno causato il disastro ce ne sono altri. Bisogna ringraziare, infatti, gli scarichi agricoli, l’inquinamento da plastica e i composti chimici nelle creme solari danneggiano i coralli. Quindi anche quando si sta spaparanzati al sole, soprattutto le donne, ma gli uomini non sono da meno, unti di creme solari varie, con l’aria di chi si crede il più bel figo del bigoncio, si favorisce l’estinzione di queste superbe creature.
E che vuoi che sia, però si ritorna al lavoro con un’abbronzatura da urlo! Secondo alcune stime negli ultimi 40 anni sono scomparse tra il 25% e il 40% delle barriere coralline, ecosistemi marini molto importanti. Ospitano, infatti, una varietà di forme di vita animale e vegetale ricchissime, oltre che cibo e protezione sia per la stessa vita marina che per l’uomo. Inoltre, come succede spesso nella società di massa, in presenza di eventi avvertiti come epocali, si è sviluppato una sorta di turismo del caro estinto.
Nel senso che ondate di viaggiatori si sono riversate su queste zone per assistere all’ultimo atto di vita dei coralli, mettendo in moto una forma di business. Cosa non si fa per i soldi? Sono stati effettuati degli studi, a cura di vari organismi francesi tra cui il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), soprattutto sul fenomeno dello “sbiancamento dei coralli”.

Ad esempio in Martinica, isola caraibica delle Piccole Antille, dipartimento d’oltremare francese, nell’ultimo biennio è stato fatto il funerale al 78% delle colonie viventi. Secondo gli esperti non si può escludere che la scomparsa della barriera corallina, frutto del riscaldamento degli oceani, abbia uno stretto legame con cicloni e uragani sempre più frequenti. Infine si è scatenata questa corsa a vedere paradisi naturali e panorami mozzafiato che, forse, tra qualche decennio non ci saranno più.
Un modo per entrare nella Storia dalla porta principale, pronunciando la fatidica frase “Io c’ero”! Se questo tipo di spostamenti ha delle nobili intenzioni, perché, secondo alcuni, non sono effetti di fenomeni che fanno tendenza, ma di una concezione sostenibile e rigenerativa del turismo, c’è chi li contesta. Ad esempio l’Università di Waterloo, in Belgio, ha sostenuto che si tratta di un paradosso e di un circolo vizioso.
Nel senso che, spostarsi da un capo all’altro del mondo, genera comunque inquinamento ed effetti deleteri su un ambiente, di per sé, già delicato. Proprio per immortalare gli ultimi istanti di vita di questi paradisi naturali, in realtà, ne sferrano il colpo finale!