L’effetto del taglio delle accise su diesel e benzina è già sparito, ma se la guerra dovesse durare ancora a lungo si potrebbe superare quota 2,50 euro al litro.
L’effetto del recente taglio delle accise, costato al governo Meloni circa mezzo miliardo di euro, è già sparito. Per il terzo giorno consecutivo i prezzi alla pompa registrano rialzi significativi che hanno già annullato il risparmio di 24,4 centesimi garantito dal provvedimento fiscale. Secondo le rilevazioni di “Staffetta Quotidiana”, il gasolio in modalità self service è risalito a 2,022 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 1,738 euro, con punte ancora più elevate sulla rete autostradale (diesel a 2,080 euro e benzina a 1,796 euro).
A pesare sui listini è la fiammata del Brent, tornato stabilmente sopra i 100 dollari al barile. Le tensioni internazionali nello Stretto di Hormuz e l’incertezza sulla risoluzione del conflitto in Medio Oriente hanno vanificato le rassicurazioni giunte dall’amministrazione Trump, mantenendo altissima la pressione sulla materia prima.
Oltre alle dinamiche geopolitiche, gli automobilisti si scontrano con la rigida asimmetria dei prezzi dei carburanti alla distribuzione. Gli esperti parlano di effetto “razzo e piuma”: i listini alla pompa schizzano verso l’alto con la velocità di un razzo non appena il greggio aumenta, ma scendono con la lentezza di una piuma quando le quotazioni calano. Questo fenomeno è accentuato dalla necessità delle compagnie di esaurire le scorte acquistate a prezzi elevati prima di poter applicare eventuali ribassi, un meccanismo che penalizza sistematicamente il consumatore finale.
Il futuro del costo dei carburanti dipende strettamente dall’evoluzione della crisi nel Golfo Persico e dalla scadenza del taglio delle accise, prevista per il 7 aprile. Se le tensioni dovessero rientrare a breve, il Brent potrebbe assestarsi tra i 90 e i 100 dollari, grazie anche al rilascio di riserve strategiche annunciato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. In questo caso, la benzina potrebbe tornare tra 1,65 e 1,70 euro al litro e il gasolio sotto quota 1,90.
Se invece il conflitto dovesse protrarsi oltre aprile, l’Arabia Saudita avverte che il prezzo al barile di petrolio potrebbe toccare i 180 dollari. Una simile escalation spingerebbe il gasolio e la benzina oltre la soglia dei 2,50 euro al litro, innescando una spirale inflazionistica a doppia cifra e costringendo le banche centrali a rivedere le politiche sui tassi di interesse previste per il 2026.